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ILCONSORZIO VINI VENEZIA RIAPRE LE PORTE DELL’ANTICO BROLO DI CANNAREGIO

brolo cannaregioGrazie al progetto di mappatura delle antiche viti di Venezia, la viticoltura della Serenissima rivive all’interno del convento dei Carmelitani Scalzi. La presentazione ufficiale si terrà il prossimo 20 maggio

Numerose esplorazioni, ben 70 analisi del Dna, una ricerca durata oltre due anni che ha visto impegnati tecnici, esperti del calibro di Attilio Scienza, tre università – quelle di Berlino, Padova e Milano – e ancora enti come il CRA-Vit di Conegliano. E’ da questi presupposti che parte il lavoro del Consorzio Vini Venezia che si prepara a presentare un altro grande progetto: far rivivere le viti della Serenissima all’interno dell’antico convento dei Carmelitani Scalzi.

Dopo aver creato un vigneto nell’isola di Torcello, utilizzando il materiale genetico prelevato dalle vecchie viti di Venezia mappate e studiate all’interno di conventi, broli, giardini e altri luoghi, ora il Consorzio Vini Venezia si prepara infatti ad alzare il sipario su un altro lavoro: il restauro e il ripristino dell’orto-giardino del convento dei Carmelitani Scalzi a Cannaregio, Venezia, grazie all’utilizzo dello stesso materiale genetico ricavato dall’analisi e dalla mappatura delle antiche viti della città lagunare.

I dettagli di questa seconda fase della ricerca, a cui si lavora ormai da anni, saranno annunciati in via ufficiale il prossimo maggio ma qualche anticipazione è già stata fornita il 5 marzo, in occasione dell’evento “Verso Venice to Expo”. Durante l’appuntamento, aperto al pubblico, è stato presentato il volume“Il vino nella storia di Venezia” che raccoglie i risultati di questo studio. Durante la tavola rotonda è stato illustrato anche il giallo di Giovanni Negri dal titolo“Il Vigneto da Vinci” che ha come protagonista Attilio Scienza, il professore che ha avuto un ruolo determinante nel progetto che ha fatto rivivere la viticoltura della terra dei Dogi.

I due vigneti sperimentali, quello di Torcelloe quello sorto all’interno dello storico convento, sono stati realizzaticon l’intento di salvaguardare la biodiversità del patrimonio viticolo lagunare. Essi sono stati creati utilizzando alcune varietà presenti da centinaia di anni all’interno della laguna di Venezia, mappate e riprodotte, a partire dal 2010, grazie al supporto del professor Attilio Scienza, in collaborazione con un gruppo di tecnici dell’Università di Padova e Milano, il Centro di Ricerche per la Viticoltura di Conegliano e l’Università di Berlino. Un lavoro che ha interessato esemplari presenti non solo a Venezia ma anche nelle isole della Laguna.

Per scoprire la provenienza, l’identità e l’entità del germoplasma viticolo della laguna diverso dai vitigni già conosciuti, è stata pianificata un’indagine a tappeto su tutto l’areale. Le piante da campionare sono state selezionate in base all’assenza di informazioni precise sulla loro identità da parte dei proprietari e al fatto che queste presentassero un aspetto morfologico che non riconducesse con chiarezza ai principali vitigni noti. I campionamenti sono stati effettuati in 11 località comprese tra la laguna nord (isola di Torcello, delle Vignole e di S. Erasmo), Venezia città e la laguna sud (Lido Alberoni, S. Lazzaro degli Armeni e Pellestrina).

Come spiegato nel libro dal titolo Il vino nella storia di Venezia, che è stato presentato il 5 marzo proprio all’interno del convento dei Carmelitani Scalzi,sono state campionate complessivamente 68 piante.L’identificazione varietale della vite è stata affrontata contecniche moderne di analisi del Dna (estratto da alcune foglioline) che ha consentito diottenere l’impronta genetica della vite, ovvero il suo profilo molecolare, e di fare un confronto con la banca dati del Centro di Ricercaper la Viticoltura di Conegliano e con i dati di letteratura,portando all’identificazione di quasi tutte le viti campionate. Sono stati ottenuti 25 profili molecolari, 22 deiquali corrispondono a varietà già identificate. In particolare,si tratta di 20 varietà di Vitis vinifera L., 14 uva da vino e 6uva da tavola, e di 2 ibridi interspecifici molto noti, il Baconoir ed il Villardblanc.

Il risultato non è solo una banca genetica en plein air che conserva il patrimonio storico e culturale della viticoltura della città dei Dogi, è anche la ristrutturazione e l’apertura al pubblico di uno dei più importanti luoghi di Venezia.

Questo importante progetto è stato selezionato ed oggetto di aiuto da parte della Camera di Commercio di Venezia la quale finanzierà la produzione di materiale promozionale e informativo che sarà di supporto alle visite guidate che il Consorzio Vini Venezia e Venezia Wine and Food organizzeranno in occasione di EXPO 2015.

Il progetto è stato approvato anche dal Comitato Venice to Expo 2015 che ne ha riconosciuto la grande valenza culturale con grande potenzialità di divenire luogo di visita per un turismo alternativo.

In alto i calici! La cantina più grande del mondo apre i battenti! di Marco Marucelli

IMG_8362Il giro d’Italia … e non solo, visto dai calici di intriganti rosati, effervescenti bollicine, caldi rossi e freschi bianchi per terminare con i grandi passiti e moscati da meditazione. Questo ci hanno riservato le giornate trascorse nella più grande cantina d’Italia, il Vinitaly, che a Verona ha aperto le sue porte a tanti appassionati ed ahimè anche a qualche (troppi!) etilista.

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Tra le note negative il caldo che, oramai, è una componente essenziale dei padiglioni (quest’anno ancor più numerosi) della Fiera di Verona; le centinaia di gincane necessarie per andare da uno stand all’altro, cercando di evitare gli “avvinazzati” che, indipendentemente dal sesso, stazionavano in terra o stonavano cori degni del peggior concorso canoro provocando anche molestie ad incolpevoli passanti, a causa dei fumi di quell’alcol, assunto smodatamente nel loro triste pellegrinare. Dopo queste ombre, spiccano le luci di professionisti attenti, gourmet ed amanti del buon bere, che hanno accompagnato chi, come me, desiderava scoprire, nei limiti del tempo e della umana normalità, qualche chicca enoica degna di rappresentare al meglio il territorio da cui proveniva.

Springo_bottiglia

E’ solare, profumato ed elegante il nuovo vino che Ernesto, Silvana e Marco dell’azienda Le Manzane di San Pietro di Feletto (TV) hanno presentato al Vinitaly. “Springo”, un Conegliano Prosecco Superiore Rive di Manzana DOCG. Un cru edizione limitata proposto in una veste raffinata nei colori testa di moro e nero. Il carattere è esuberante, simboleggiato anche dal nome “Springo”, dove si fondono il dialetto veneto – il termine significa “vivace, brioso” – e l’inglese “spring”, ossia primavera. Al palato, infatti, è fresco come una sorgente di montagna in primavera e ricorda i profumi floreali.

CARPENE MALVOLTI PUXINUMIl nome PUXINUM affonda le radici nell’antica Roma, da cui ha preso avvio il millenario cammino dell’attuale Prosecco, ma il concetto è assolutamente attuale ed identifica l’eccellenza qualitativa della produzione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. ed è il vino che la storica Casa Spumantistica Carpenè Malvolti ha tenuto a battesimo in anteprima al Vinitaly 2015. Sarà un’ esclusiva tiratura limitata con appena 5000 bottiglie Extra Dry, ottenuto con la migliore selezione di uve Glera dei viticoltori, che storicamente collaborano con l’Azienda di Conegliano. Il packaging con il quale si è presentato il PVXINVM è solenne ed al tempo stesso essenziale, elegante, sobrio e con rifiniture di pregio anticate.

CdV_Lambrusco_RimossoDoppio appuntamento per Cantina della Volta di Bomporto (MO) abbiamo degustato per il secondo anno consecutivo e con crescente soddisfazione il Lambrusco di Sorbara D.O.C. “Rimosso”. A questo si sono aggiunti gli Spumanti Metodo Classico “Lambrusco di Modena Spumante D.O.C.”, il “Lambrusco Rosè di Modena Spumante D.O.C.” e il nuovissimo “Lambrusco di Modena Spumante DOC Brut Trentasei”, il bianco fermo da uve Chardonnay “Labase” e lo Spumante bianco Brut Metodo Classico “Il Mattaglio” – proposto anche nella versione con dosaggio zero – a base di uve Pinot Nero, Chardonnay e Pinot Meunier.

Lo stand Mazzetti d’Altavilla – Distillatori dal 1846, da poco orfana del suo presidente, il grande Franco Mazzetti, si è presentata al pubblico di giornalisti, clienti e semplici appassionati e curiosi con alcune novità dal restyling della Collezione alla nuovissima Riserva 1984, Brandy Italiano Invecchiato per ben 30 anni, senza dimenticare l’altrettanto nuova Grappa Riserva Millesimata di Ruché.

Chardonnay%202003E’ maturato per più di un decennio ed è risultato pronto per la gioia del palato: lo Chardonnay 2003, il nuovo vino rarità di Cantina Terlano. Come da copione, l’edizione limitata di quest’anno ha fatto il suo debutto durante la kermesse veronese. Lo Chardonnay 2003 è un vino dallo stile borgognone e dal gusto pieno. Soprattutto in annate con condizioni climatiche particolarmente difficili, la mineralità dei terreni di origine vulcanica, contribuisce a conferire al vino freschezza ed un finale speziato che lo rendono forte ed equilibrato

bottega goldL’azienda Bottega ha festeggiatoi 15 anni di Bottega Gold, lo spumante glamour, che si è imposto in Italia e nel mondo, come prodotto di grande successo. E’ stata realizzata una bottiglia celebrativa, ideata in coincidenza con il più importante evento fieristico italiano. Si tratta di uno Jeroboam Gold da 3 litri che riproduce sul corpo della bottiglia, mediante l’applicazione di finissimi cristalli, il numero 15 in riferimento agli anni intercorsi dal lancio del prodotto e la lettera B per richiamare il logo aziendale.

corvo in volo di Athos FaccincaniIl legame di Allegrini con l’arte è ormai consolidato, un sodalizio fatto di accordi e passioni comuni, un vero connubio fra l’amore per il vino e quello per l’arte, entrambe forme di espressione proprie di un territorio o di un animo estroso, comunque capaci di suscitare emozioni, ricordi e momenti indimenticabili. Percorrendo il Grand Tour di Allegrini, e visitando affascinanti territori d’Italia, città d’arte fra le più visitate al mondo, si è arricchiti da preziose mete, che legano questo storico marchio della enologia italiana a importanti istituzioni operanti nel campo artistico. Presso lo stand si è parlato di Arte, come piacere della scoperta ed emozione del viaggio. In occasione di EXPO, Allegrini Grand Tour è pensato proprio per dare la possibilità di visitare queste splendide città e i luoghi più affascinanti d’Italia, scongiurando che in occasione dell’atteso salone internazionale, il flusso di turisti si trasformi in “visitatori lampo”. Il Tour tocca le realtà produttive firmate Allegrini (Valpolicella – Bolgheri – Montalcino) e attraversando quei luoghi d’arte con i quali Allegrini intraprende stretti legami di preziose collaborazioni.

folladorFollador è un nome consolidato nella produzione di vini spumanti Prosecco ed in particolare del Superiore D.O.C.G. consapevoli di questo hanno studiato una linea dalla precisa identità che fosse in grado di distinguersi da quelle precedenti, più sobrie ed austere, grazie ad un’immagine completamente diversa, vivace, fresca, contemporanea. Partendo da questa idea è nata la linea Ca’ dei Noni by Follador una gamma di vini di alta qualità selezionati e provenienti da differenti terroirs ognuno dei quali rivela bouquet ricchi di fruttato e straordinari sapori, vinificati con particolare cura e dedizione. Costituita da vini bianchi e rossi provenienti dalle zone viticole maggiormente vocate e rappresentative del nostro paese: dal Prosecco D.O.C. Treviso la cui area storica di produzione è la sede dell’azienda Follador, al Lugana D.O.C. le cui uve provengono dalla prima fascia di area calcareo argillosa della sponda più meridionale del Lago di Garda, al Passito vino dolce proveniente dalla pedemontana vicentina, alla gamma dei Cabernet, in particolare il Montello Colli Asolani D.O.C. le cui uve provengono dai vigneti di famiglia, per completare col Ripasso dal cuore della Valpolicella Classica.

FCK15Qual è la parola italiana più conosciuta al mondo? Da questa domanda è partito il progetto-tributo all’Italia e alla sua immensa bellezza. “Pizza”, “mandolino”, “spaghetti”, “ciao” sono alcune delle risposte che sono emerse, ma il termine più conosciuto in assoluto è “mafia”. Il team di Cantine Ceci ha quindi voluto cercare un modo per poter dare risalto a tutto ciò che di bello l’Italia rappresenta, per poter rilanciare un modello positivo del nostro Paese e sdoganare la comparazione negativa diffusa. Grazie alla preziosa collaborazione con il re della street art internazionale, Flavio Kampah, è nato così un progetto grafico che farà molto parlare di sé. Si chiama “F CK 15 for Otello”, spumante brut avvolto in un packaging d’impatto: Italia No Mafia Just Great Beauty. Queste le parole impresse sulla bottiglia che dai simboli tipici della malavita su sfondo nero sfuma verso il tricolore con impresse le tante meraviglie del nostro paese. All’interno l’ottimo spumante brut Otello Dry.

Logo_Consorzio_PignolettoCirca nove milioni di bottiglie, tassi di crescita a due cifre che si confermano di anno in anno, successi crescenti di mercato e riconoscimenti di qualità. Il Pignoletto, autoctono dei colli bolognesi, continua il suo exploit ed estende la zona di produzione dall’Emilia alla Romagna, fino a toccare i territori di quattro province: Bologna, Modena, Forlì e Cesena. Il Consorzio Pignoletto Emilia-Romagna, recentemente nato per tutelare e valorizzare questo vino, è fra i più grandi d’Italia, con i suoi tremila ettari di vigna affidati alle cure di ottomila viticoltori. L’ente riunisce al suo interno anche i produttori di Pignoletto della Docg Colli Bolognesi, all’apice di una piramide di viticultori che interpretano la qualità come un obiettivo primario.

IMG_8578“Il Pignoletto è il vino-simbolo di un territorio che ha fatto dell’enogastronomia e della buona tavola un inno all’eccellenza – afferma Francesco Cavazza Isolani, Presidente del Consorzio Vini Colli Bolognesi e del Consorzio Pignoletto Emilia Romagna – Dalla mortadella al Parmigiano Reggiano, il Pignoletto con la sua fresca esuberanza è l’ideale per gli aperitivi accompagnato ai prodotti tipici della zona. E’ anche il vino principe per i piatti più amati della cucina emiliano-romagnola, come tortellini, lasagne e tagliatelle.”

IMG_8715Baglio di Pianetto ha presentato le ultime annate dei suoi vini. Protagonista l’ultima annata del Ficiligno, primo bianco prodotto a Pianetto, che esprime pienamente la quintessenza del luogo dove nasce, ovvero dai vigneti coltivati nella zona di Santa Cristina Gela (PA), nella Piana degli Albanesi. Vino intenso e persistente, ottenuto da uve Insolia e Viogner, prende il nome da una pietra locale, elemento caratteristico del suo territorio, in grado di conferire freschezza e mineralità. In questo luogo l’azienda dispone anche dell’Agrirelais, gestito da Ginevra Notarbartolo di Villarosa, giovane nipote del conte Paolo Marzotto, che è un’elegante dimora con stanze per il pernottamento, ristorante e piscina. Nel profondo sud dell’isola, in provincia di Siracusa, vicino a Noto, si trova invece l’altra cantina dell’azienda: Baroni.

agnusQui il caldo torrido mitigato solo dalla brezza marina offre le condizioni per il Nero d’Avola, il vitigno siciliano per eccellenza, per il Syrah ed il Moscato di Noto. Ma la vera sorpresa è stata quella di “Agnus”, un vino che porta in etichetta solo la firma del Conte Paolo Marzotto a dimostrazione che le emozioni non si possono codificare. Niente schede tecniche, dunque, niente indicazioni delle denominazioni, solo l’indicazione dell’annata, sul tappo. Agnus è un pensiero, un’emozione, un vino complesso ed intenso che sa affascinare … come la Sicilia d’altronde!

Elisabetta%20Falchi%20-%20Jo%20AhearneNon solo stand di produttori ma anche convegni e presentazioni, come quella organizzata dalla Regione Sardegna dedicata al Cannonau, le sue origini, il suo territorio e le potenzialità sui mercati: questi i temi affrontati nel corso della Tavola Rotonda “Cannonau, il gusto di saper vivere”, dedicata al famoso vino sardo. Nel 2013 il Cannonau ha registrato una crescita dei volumi venduti pari al 17,2% rispetto all’anno precedente. Un dato importante che lo posiziona tra i vini emergenti di maggior gradimento. Come ha infatti sottolineato l’Assessore all’Agricoltura della Regione Sardegna Elisabetta Falchi “è un ottimo momento per valorizzare la produzione di qualità di questo vino che per anni non ha avuto la giusta rilevanza. I dati ci indicano un trend di crescita dei consumatori che diventano sempre più esigenti. Dobbiamo assolutamente seguire questo trend, partendo da una riflessione delle nostre origini e valorizzando il nostro territorio. Solo così potremo valorizzare anche il nostro vino”.

donne della grappaDomenica 22 marzo la manifestazione si è “colorata” di rosa: l’Associazione Donne della Grappa si è ritrovata nell’elegante stand delle Distillerie Franciacorta, dando vita ad una festa della Grappa tutta in rosa! La presenza delle Distillatrici e della Presidente, Valeria Luparia ha reso possibile un momento molto rappresentativo per le Socie appassionate che sono intervenute, dando loro l’occasione di “toccare con mano” la realtà dell’Associazione. Anna Gozio, la padrona di casa, ha accolto le intervenute offrendo un brindisi tipico della sua zona di origine, la Franciacorta, non facendo mancare anche una degustazione della famosa Acquavite di Castagne, molto apprezzata dalle socie intervenute.

IMG_8517Grande pubblico per la presentazione del “Golfina”, il Lugana dell’azienda veneta Accordini Igino, dal nome piuttosto curioso, che trae origine dal fatto che i vigneti posizionati sul lato bresciano del Lago di Garda abbiano la vista sui vicini campi da Golf di Sirmione. L’abbiamo provato in abbinamento al Gorgonzola affinato con Amarone, con il capocollo al Valpolicella e la soppressa con Amarone ed abbiamo notato sia la sapidità che la mineralità di questo vino davvero equilibrato.

IMG_8493L’elegante stand di Montalbera con l’appassionato Franco Morando ha festeggiato con Prima Decade, il decimo anniversario del Ruchè, grande vino che esprime i caratteri di un territorio e di cui ci si può innamorare perdutamente. L’edizione del decennale conta circa 3.300 bottiglie destinate ad estimatori e amici di questo nettare “sgargiatamente violaceo “(come lo definisce il poeta Mario Sandri). Il restyling delle altre bottiglie prodotte dall’azienda, dalle Barbere alle bollicine, contribuisce a rendere ancor più attuale, ed in linea con i tempi, il vino prodotto da questa Azienda di Castagnole Monferrato.

IMG_8780Se nel mondo dei vini frizzanti, uno sguardo va al Valdobbiadene DOCG di Bortolin Angelo Spumanti che con il suo Unica, presenta la nuova bottiglia che contiene il suo prestigioso prosecco, nel firmamento Romagnolo brilla la stella dei Poderi dal Nespoli, un modo nuovo ed originale di fare vino e trasmetterne le emozioni. Gradevoli ed anche rievocatori di ancestrali ricordi tutti i vini degustati, in particolare il Pagadebit.

IMG_8553Un ulteriore conferma di quanto il Prosecco ed il Cartizze possano essere abbinati a piatti impegnativi ci viene dall’incontro avuto nello stand di Col Vetoraz Spumanti con le terrine proposte da Enzo De Prà del ristorante Dolada di Plois in Pieve d’Alpago (BL). I vini degustati in abbinamento sono stati il Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut ed il Brut Rosa Dodici Lune.

Anche la Campania esprime il proprio territorio attraverso grandi vini, ne abbiamo degustati alcuni nello stand di Villa Matilde, tra questi in particolare il Falerno bianco e rosso, che proprio dal fondatore di questa azienda trovano le radici della riscoperta.

IMG_8807Abbinamenti estrosi e particolari quelli che abbiamo assaporato nello stand di Mionetto, dove il giovane chef Lorenzo Cogo del ristorante El Coq di Marano Vicentino (VI), ha proposto in abbinamento alla Cuvée Sergio 1887, due creazioni: una a base di rape rosse e l’altra contenuta in una cialda di polenta .

melanto passitoL’Umbria, ben rappresentata da diversi produttori, aveva tra le sue bandiere anche quella di Terre de la Custodia, la cantina della famiglia Farchioni che ha ricreato nel suo stand i momenti tipici dell’ospitalità, con abbinamenti a piatti della tradizione abbinati a grandi vini di questo territorio. Grechetto, Sagrantino di Montefalco e il Melanto, l’originale passito di Sagrantino con la sua affusolata bottiglia dal contenuto così affascinante.

IMG_8466Passione senza tempo è il claim che caratterizza lo stand de La Scolca, secolare cantina piemontese guidata da Giorgio e Chiara Soldati. Qui il grappolo diviene protagonista dalla vigna alla cantina divenendo uno dei grandi vini del territorio: Gavi dei Gavi, Rugrè, Brut Rosè, Millesimato d’Antan, Cortegaia bianco o rosso …. tanto per citarne alcuni, degustati durante questa manifestazione.

IMG_8906Il tour nella cantina italiana del Vinitaly si conclude con una visita al padiglione dell’Irpinia, zona che esprime la fierezza del suo territorio attraverso dei vini eleganti ma al tempo stesso possenti, morbidi nei profumi ma persistenti nei sapori. Tra i vini degustati, in particolare il Fiano ed il Coda di Volpe, dobbiamo segnalarne alcuni che hanno, ancor più di altri, espresso le caratteristiche appena segnalate. Il Sarno 1860 dell’omonima tenuta di Maura ed Adele Sarno è un eccezionale Fiano di Avellino DOCG che denota una freschezza al naso ed una persistenza al palato esternando una notevole mineralità. L’altra cantina da segnalare è l’Az. Vitivinicola Michele Contrada di Candida (AV) che ha presentato oltre al Fiano anche il Taurasi DOCG, il Greco di Tufo e l’intrigante Taberna Coda di Volpe Irpinia DOC.

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Le porte di questa cantina si spalancano, sono trascorsi quattro giorni, intensi, a volte stancanti, ma sempre appassionanti. Le distanze tra le regioni divengono pochi metri, i profumi di grandi vini aleggiano nell’aria e l’umore risente dei benefici effetti che il vino, se degustato con moderazione, provoca negli animi … perché ricordiamolo bene: il vino è cibo … e come tale va assaporato senza farne indigestione! Ogni sorso è un momento che la natura ci regala per scoprire o ricordare attraverso i sensi , storie di uomini, terre e tradizioni. In alto i calici!!!

(Foto di Irina Lavnichenko)

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SUMMA 15 – L’appuntamento enologico organizzato da Alois Lageder, e dal 2015 Green Event, ha nuovamente promosso la comunità Demeter.

Summa15@Alois_Lageder_2Sabato 21 e domenica 22 marzo 2015 si è svolta la diciassettesima SUMMA di Alois Lageder, l’appuntamento che da anni raccoglie a Magrè sulla Strada del Vino (BZ) l’eccellenza vinicola proveniente da tutto il mondo. Casòn Hirschprunn, palazzo rinascimentale del XVII secolo di proprietà della famiglia Lageder, e Tòr Löwengang, la cantina costruita all’interno dell’antica Tenuta, anche quest’anno hanno dato il benvenuto a circa duemila operatori e a numerosi giornalisti di settore, tutti provenienti da diversi paesi.

La kermesse altoatesina ha nuovamente promosso Demeter, la comunità internazionale che controlla e certifica i prodotti biologico-dinamici (attualmente presente nei cinque continenti).

Summa15_Alois Lageder_Alois Clemens LagederAlois Lageder, figura di riferimento nell’evoluzione qualitativa enologica dell’Alto Adige e associato Demeter dal 2004, per questa edizione ha voluto riservare al marchio spazi di presentazione di rilievo, allo scopo di accrescerne la consapevolezza sia tra i visitatori che tra i produttori stessi. Oltra a una piattaforma interamente dedicata al primo piano di Casòn Hirschprunn, l’Associazione era presente anche negli altri piani, al fianco di diversi viticoltori.

“In una logica aziendale, riteniamo fondamentale instaurare un rapporto di piena fiducia con un partner esperto e allo stesso tempo innovativo, che ci aiuti giorno dopo giorno a migliorare lo standard qualitativo dei nostri vini” ha dichiarato Alois Lageder, che ha aggiunto, in riferimento a Summa 15, “Siamo molto contenti di dare il benvenuto a vari produttori Demeter provenienti da diversi paesi, che presenteranno qui a Magrè i loro eccellenti vini biodinamici, sempre più richiesti e apprezzati dai consumatori”.

Summa15_Weinpra¦êsentation_Cason HirschprunnAnche il tema dell’eco-sostenibilità ha occupato più che mai un posto di primo piano a Summa15, che ha ottenuto l’ambita certificazione di Green Event, rilasciata dall’Agenzia provinciale per l’Ambiente e riservata agli eventi realizzati secondo criteri di sostenibilità. I principi che stanno alla base di un Green Event sono il plusvalore a livello locale, la mobilità sostenibile, il prediligere alimenti stagionali e regionali provenienti da coltivazioni biologiche certificate, la gestione dei rifiuti e la responsabilità sociale.

Una due giorni in armonia con la natura dunque, dedicata a una sana enogastronomia di pregio, che ha offerto agli ospiti un susseguirsi di visite guidate della cantina e dei vigneti, seminari, verticali e degustazioni di raffinate etichette – incluse le nuove annate di Alois Lageder. Da segnalare, tra le altre, la verticale del KRAFUSS Pinot Noir: un omaggio a Rarum, la raccolta delle annate storiche di Alois Lageder.

Summa15_Weinpra¦êsentation_Cason Hirschprunn_GranarSumma 15 è stata un’opportunità unica per entrare in contatto diretto con oltre 60 produttori provenienti da Italia, Germania, Francia, Austria e Nuova Zelanda, scelti personalmente da Alois Lageder non solo per l’eccellenza della loro produzione, in particolare nel settore biodinamico, ma anche per i rapporti d’amicizia e di fiducia reciproca instaurati nel corso di molti anni.

L’area gastronomica – situata quest’anno a Tòr Löwengang – ha proposto come sempre un’accurata selezione di prodotti prevalentemente locali, di stagione e coltivati con metodo biologico. L’utilizzo di queste tipologie di prodotti rappresenta un contributo importante alla riduzione degli impatti negativi sull’uomo e sull’ambiente, causati dal comparto agricolo.

Summa è ancora una volta una manifestazione benefica, al fianco di Aiutare senza Confini, l’associazione di volontariato ONLUS che ha l’obiettivo di aiutare i profughi della guerra civile in Birmania (Myanmar). Grazie alle quote d’ingresso, sono stati raccolti oltre 35.000 Euro che saranno interamente devoluti a progetti benefici rivolti soprattutto ai bambini che vivono nelle zone colpite dal conflitto. Nel 2011, infatti, la Tenuta Alois Lageder ha adottato la scuola per profughi “New Day” che si trova al confine tra la Thailandia e la Birmania (Myanmar). Qui circa 400 bambini profughi hanno accesso a un’istruzione semplice – in una scuola umile ma ben strutturata – oltre ad avere diritto a pasti sani e regolari.

E non è tutto. Nel 2015 la Tenuta ha rafforzato il suo impegno sociale con una nuova collaborazione: FAMOS for Alois Lageder. I badge d’ingresso sono stati realizzati dalle persone che lavorano nei laboratori protetti della comunità comprensoriali Oltradige-Bassa Atesina (BZ). Grazie alla loro dedizione, all’amore per i dettagli e alla voglia di produrre un oggetto finito e ben riuscito, il risultato è stato decisamente unico. In realtà, ogni singola produzione artigianale del laboratorio FAMOS è unica e riflette la personalità individuale e speciale di ogni persona.
In collaborazione con Alois Lageder nascono anche le borse per le bottiglie di vino, in vendita presso la Weinschenke Vineria Paradeis, all’interno della quale si trova il ristorante certificato bio della Tenuta.

Santa Margherita Gruppo Vinicolo: un pezzo di storia italiana scritta con il vino.

Santa Margherita_Pinot GrigioNella lunga e affascinante storia del vino italiano c’è una realtà che ha saputo sempre leggere con grande anticipo i cambiamenti epocali. L’ha fatto nel 1935 quando venne fondata dal conte Gaetano Marzotto nel Veneto Orientale. Negli Anni Cinquanta e Sessanta, prima individuando e iniziando poi a presidiare un territorio, l’Alto Adige, vocato per la produzione di bianchi di qualità e successivamente, nel 1961, proponendo al mercato un vino innovativo e dirompente, il Pinot Grigio vinificato in bianco, protagonista assoluto nella rivoluzione qualitativa del vino italiano. Ancora prima, nel 1952, innovando le tradizionali tecniche di lavorazione delle uve Glera per la spumantizzazione del Prosecco, contribuendo in maniera sostanziale alla costruzione della basi dell’odierno successo internazionale.

Questa realtà è Santa Margherita, protagonista oggi come allora, nel panorama nazionale e internazionale, nella diffusione della cultura enogastronomica e del piacere della condivisione, grazie ai suoi vini simbolo, che ne hanno caratterizzato nel tempo l’esplorazione innovativa. Ma anche a vini particolari, intriganti per eleganza e stile, provenienti da quelle cantine radicate in territori di elezione, che lungo il suo percorso di crescita, con sagace lungimiranza, ha coinvolto nel suo progetto qualitativo.

Tra i vini simbolo ritroviamo il Prosecco, il cui successo va ben oltre i confini nazionali e trova grande riscontro anche negli USA, in particolare con il Prosecco Superiore Docg, in linea con l’elevato posizionamento che contraddistingue l’Azienda e con il percorso storico in questa denominazione. Una coerenza che ha portato Santa Margherita ad acquisire, alla fine del 2009, una tenuta di 12 ettari a Refrontolo, nel cuore delle terre del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene DOCG, dalla quale proviene un Prosecco Superiore Brut di grande finezza e rara profondità.

Ma Santa Margherita è anche lo stile del Pinot Grigio Italiano nel mondo.

E’ dalla vendemmia del 1960 che propone agli appassionati un vino intenso ed elegante, dall’invitante aromaticità di fiori e frutta bianca, dalla struttura serrata e vibrante e dalla fresca sapidità. Un vino ancora oggi moderno per profilo sensoriale e prorompente per l’inusuale duttilità nell’abbinarsi a tante cucine differenti e a tanti momenti di consumo. Una rivoluzione del gusto, tra artigianalità e innovazione, che da oltre 50 anni detta lo stile del Pinot Grigio italiano.

Accanto a due must di questo calibro, e a molte altre creazioni che esaltano il binomio vitigno- territorio e l’abbinabilità al cibo, l’Azienda sa proporre anche “chicche” in grado di soddisfare le esigenze e i palati dei più esigenti e selettivi winelovers.

Parliamo, in particolar modo, di vini che originano da quei territori a grandissima vocazione, che compongono il “mosaico enologico” di Santa Margherita Gruppo Vinicolo, qui presente con proprie Tenute a presidiarne ed esprimerne il potenziale qualitativo.

E’ il caso di Kettmeir, l’azienda altoatesina del Gruppo, e del suo Müller Thurgau Athesis, le cui uve provengono da uno spettacolare vigneto arroccato a 750 metri nel Comune di Soprabolzano. Il terreno di porfido, in cui penetrano le radici delle viti, amplifica la già elevata escursione termica dovuta ad altitudine ed esposizione, dilatando il potenziale aromatico del vitigno, la cui manifestazione sensoriale è resa possibile dal rispettoso lavoro in vinificazione e maturazione. Ne scaturisce un nettare unico e inebriante nelle note di fiori selvatici ed erbe medicinali, sinuoso nello sviluppo tattile e seducente nel ritmo gustativo.

Altro avvincente esempio è il Chianti Classico Gran Selezione Vigneto di Campolungo di Lamole di Lamole. Una tenuta situata sulle colline più alte nel comune di Greve in Chianti, circondata da vigneti a formare una panoramica terrazza a 550 metri di altezza, di cui il Vigneto di Campolungo rappresenta il modello di riferimento.

Qui infatti sono sintetizzati i caratteri peculiari di un grande cru: terreno in alberese e galestro ricco di microelementi, altitudine quale volano per l’importante scambio termico e l’esposizione garante di luminosità e ventilazione. Il ripristino dei vecchi terrazzamenti con muretti a secco e peculiari tecniche di coltivazione facilitano la piena maturazione polifenolica e aromatica dell’uva, che si esprime poi nella finezza aromatica e la profonda complessità gustativa di questa Gran Selezione.

Dopo 80 anni di esplorazioni e scoperte Santa Margherita Gruppo Vinicolo sa ancora meravigliarsi del potenziale di emozioni che può regalare il vino quando deriva da territori vocati e da persone che lavorano con passione e lungimiranza.

Per questo la sua storia è appena agli inizi.

www.santamargherita.com

DALLA SPAGNA A SAN MINIATO…L’ANTICO PERCORSO DEL TEMPRANILLO

Eva e Leonardo BeconciniLeonardo Beconcini era consapevole dell’importanza delle vigne che il nonno, prima di lui aveva trovato in azienda fin dagli inizi degli anni ’50.

Dopo aver condotto lunghi ed accurati studi in collaborazione con l’Università Agraria di Milano e con l’Istituto Sperimentale di Selvicoltura di Arezzo, ha accertato inequivocabilmente che i misteriosi cloni presenti nei vigneti dell’azienda da sempre, erano cloni di tempranillo.

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Grazie a questa scoperta, con il Decreto 2754 del 12 giugno 2009-11-12 codice 345 Tempranillo N. nero viene iscritto all’Albo toscano. La sete di sapere non si appaga e Leonardo si chiede come questo cultivar possa essere arrivato fino a San Miniato chi può averlo fatto arrivare fin qui.

 

«L’azienda – spiega Leonardo – sorge a poche centinaia di metri da una zona archeologica di posta romana ed in prossimità di Ponte ad Elsa. Si presuppone dunque che il luogo fosse un transito da secoli e che sia stato utilizzato come una delle direttrici per Roma della Via Francigena».

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La via Franchigena, anticamente chiamata Francesca o Romea, era una strada che portava i fedeli alle tre principali méte religiose: Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme.

 

Inoltre la zona di San Miniato, ed in particolare Ponte ad Elsa era nella direttrice che tagliava da Altopascio, nota sede di un ospedale e centro di accoglienza dei pellegrini.

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«Da alcune ricerche effettuate – continua Beconcini – si ipotizza che: famiglie di pellegrini Spagnoli possano aver portato semi di vite Tempranillo e abbiano diffuso questa pianta nelle vicinanze di San Miniato, seminandola appunto, come era usanza dell’epoca.

Un tragitto che verosimilmente potrebbe essere avvenuto intorno alla metà del ‘700 secolo direttamente dalla regione iberica della Rioja, proprio nella regione a nord della Spagna, dove si trova Santiago di Compostela.

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«Si crede che il periodo sia la metà del 700 – dice il produttore – perché all’epoca a San Miniato viveva un parroco agronomo, Giovanbattista Landeschi, nominato parroco di Sant’Angelo a Montorzo in Comune di San Miniato. La parrocchia era molto povera ed i pochi seminativi erano circondati da calanchi. Egli si impegnò in progetti agricoli di grande interesse e fu il precursore della coltivazione a terrazzamento delle colline in controtendenza».

L'azienda

Il parroco – che ha lasciato molti scritti ed anche diversi trattati di agricoltura – può essere stato l’agricoltore evoluto che ha saputo in quegli anni lontani capire il valore di questa pianta, se ben coltivata a San Miniato, diffondendola nel territorio, tanto da permettere ad alcune di queste piante di giungere fino a noi.

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Queste vie di scorrimento permettevano alle varie culture di entrare in contatto ed ancora oggi sono rintracciabili le memorie di questo passaggio, come la nostra storia potrebbe esserne esempio.

 

La Via Francigena, infatti, è un patrimonio di culture e della nostra stessa storia tanto che è stata dichiarata “Itinerario del Consiglio d’Europa” assumendo una dignità sopranazionale al pari del Cammino di Santiago di Compostela.

 

Proprio nella vigna alle Nicchie, dalla quale Leonardo produce l’omonimo cru di tempranillo “Vigna alle Nicchie”, si possono trovare ceppi centenari tutti contrassegnati ed ancora studiati dall’Università di Firenze, a confermare una storia che viene da lontano.

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www.pietrobeconcini.com

2010 COR RÖMIGBERG Cabernet Sauvignon ALOIS LAGEDER

COR RÖMIGBERG_ Kalterersee_Lago di CaldaroLa Tenuta Alois Lageder – azienda vitivinicola di Magrè (BZ) con una tradizione nel vino di oltre 150 anni e figura di riferimento nell’evoluzione enologica dell’Alto Adige – presenta il suo 2010 COR RÖMIGBERG Cabernet Sauvignon.

Le uve – Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, provenienti da agricoltura biologico-dinamica certificata Demeter – sono allevate in un appezzamento situato nel cuore del Maso Römigberg chiamato ‘Herz’, dal latino ‘Cor’, che dà il nome al vino. Il vigneto Römigberg, che nella sua erta spettacolarità si affaccia sul lago di Caldaro, rappresenta una posizione assai privilegiata in cui far crescere le viti. È qui che, negli anni Ottanta, Alois Lageder fece piantare del Cabernet Sauvignon, un vitigno assai prezioso la cui piena maturazione fisiologica in Alto Adige avviene solo nei vigneti meglio esposti. Sulle pendici del Römigberg i raggi del sole arrivano con un’inclinazione molto accentuata, e la vicinanza del lago, grazie al suo effetto mitigante, contribuisce a creare un clima ottimale.

COR RÖMIGBERG Cabernet Sauvignon2010 COR RÖMIGBERG Cabernet Sauvignon è caratterizzato da un colore rosso marasca intenso e da un profumo complesso, pieno, prima fruttato – ciliegia, ribes nero – poi speziato e floreale (tabacco, viola, menta), con sentori di legno. Il finale è persistente e fresco, con tannini accentuati, ma non aggressivi. Dopo la fermentazione spontanea in acciaio, il vino matura per circa 18 mesi in botti piccole di legno (rovere francese) da 150 -225 litri.

 

Abbinamento: ideale con carne di manzo, arrosto o alla griglia, agnello, selvaggina, formaggi.

Maggiori informazioni su: www.aloislageder.eu

MAISON ANSELMET SCEGLIE CERVINIA PER LANCIARE PERLABRUNA

PERLABRUNA etichettaMaison Anselmet chiude il 2014 con un’altra novità, dopo il successo di Bardas, Giorgio Anselmet si prepara a brindare al 2015 con il suo nuovo vino spumante Perlabruna e, per il lancio ufficiale, sceglie Cervinia, uno dei più estesi comprensori delle Alpi, con un domaine skiable ineguagliabile.

 

Perlabruna è un vino “dedicato” con un perlage piccolo e persistente da grande metodo classico italiano. Come ogni poeta, come ogni artista, ogni vino di Giorgio Anselmet nasce da un’ispirazione, da una emozione. Ciascun vino della Maison Anselmet sa dare sensazioni, qualcuno più di altri racchiude l’unicità e trasmette la passione del proprio creatore. Perlabruna è stato pensato e dedicato alla moglie Bruna che, con la sua schietta effervescenza, con il suo carattere dalle mille sfaccettature, con la sua naturale riservatezza di persona semplice e diretta rappresenta la parte spumeggiante della cantina.

Composto per il 50% da Chardonnay (da vitigno chardonnay per base spumante) e per il restate 50% da Prié blanc, Perlabruna è un vino spumante dall’acidità finale perfettamente bilanciata grazie alle prerogative delle vigne di montagna che garantiscono un basso contenuto di solfiti favorito proprio dalle temperature caratteristiche della quota. Nonostante 1150 m a cui è posizionata la vigna, la vendemmia viene effettuata a settembre perché il Prié è un vitigno prematuro.

La pressatura viene fatta da uva intera, scartando il 5% iniziale ad evitare l’inclusione di acini attaccati da vespe e quelli troppo maturi.

Si utilizza poi il 45% di vino fiore, soffice a pressatura che non può superare le 0.3 atmosfere, mentre il rimanente 50% viene scartato.

La fermentazione viene sviluppata in quattro passaggi per 12 mesi in barrique di rovere francese a temperatura controllata.

Per l’edizione 2014, la presa di spuma è stata fatta il 3/5/2012, rifermentata a 11°C in grotte barmet di Villeneuve, ed è stato poi lasciato 30 mesi sui lieviti arrivando al degorgement del 5 novembre 2014.

Perlabruna è uno spumante Pas Dosée senza liquore di spedition. Dando un’occhiata esperta al fondo della bottiglia di vetro, si evidenzia immediatamente che il remunage è stato effettuato a mano. Per il 2014 Perlabruna è prodotto in solo 1000 bouteille (750ml).

www.maisonanselmet.it

IL FIANO BIOLOGICO “UNA MATTINA” di Cantine Barone

una mattinaUna degustazione in abbinamento ai paccheri di Gragnano allo scoglio è stata sublime per enfatizzare ancor di più il valore del Fiano Biologico dell’Azienda Barone, il cui nome completo “Una Mattina,” porta una “virgola” dopo la parola Mattina, per dare un senso di “continuità narrativa”, oltre che di “nascita” e “novità”, è un prodotto ottenuto da colture estremamente naturali con utilizzo minimo di prodotti agronomici a bassissimo impatto ambientale. Assenza totale di solforosa aggiunta e non utilizzo di pratiche filtranti e chiarificanti, fanno di questo prodotto quanto di più naturale possa esistere. L’Azienda Barone è stata fondata nel 2004 a Rutino, nel Cilento, dalla passione di Giuseppe Di Fiore, Francesco Barone e Perrella, e ha previsto l’accurata ristrutturazione di una Cantina Sociale, trasformatasi oggi in una struttura suggestiva e pronta ad accogliere numerosi visitatori. I titolari, insieme all’ enologo Vincenzo Mercurio, hanno deciso di utilizzare tecniche colturali ed enologiche che pur muovendo nel solco della tradizione, danno importanza all’innovazione, come la “riconversione biologica”. Le uve dell’azienda provengono da vitigni Aglianico e Fiano, nomi ricorrenti in tutta l’enologia campana, e i vini che ne provengono (come il rosso “Pietralena” o il rosato “La mia prediletta”) hanno il suggello del “riconoscibile”carattere cilentano, grazie alla natura argillosa-calcarea del terreno e al clima della zona. Un vino dal sentore fruttato, molto intenso e morbido, piacevole da bere, con delle sensazioni palatali avvolgenti. Una scoperta piacevole frutto del lavoro e della cultura di un territorio a me caro, quello del Cilento, che conferma la natura vocata a grandi vini della Campania.

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