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ALOIS LAGEDER, 2013 LÖWENGANG Chardonnay

LÖWENGANG Chardonnay

Il LÖWENGANG Chardonnay è considerato oggi il vino simbolo della Tenuta Alois Lageder, azienda vitivinicola di Magrè (BZ) che vanta una tradizione nel vino di quasi due secoli e figura di riferimento nell’evoluzione qualitativa enologica dell’Alto Adige.

“Löwengang” è il nome della storica tenuta di famiglia, da cui deriva questo pregiato vino bianco, base del successo che il marchio Alois Lageder ha ottenuto a livello internazionale negli ultimi trent’anni. Nel 2014, infatti, è stata portata in cantina la trentesima vendemmia.

 

Questo straordinario chardonnay barricato è incluso nell’assortimento dei Masi, i Grand Cru della Tenuta Alois Lageder prodotti con uve raccolte nei migliori vigneti di proprietà, che si estendono su lievi pendii del conoide alluvionale dove è situato il paese di Magrè, a un’altitudine di 230 – 330 m s.l.m.. Qui il microclima è caldo e mite e il terreno è ghiaioso e sabbioso.

Magrè è una delle poche zone dell’Alto Adige in cui si trovano terreni quasi esclusivamente di origine calcareo-dolomitica.

 

A seguito del fortunato incontro con il celebre vignaiolo californiano Robert Mondavi nel 1981, Alois Lageder fece i primi esperimenti di affinamento in barrique nel 1983. Fu così che nacque un vino simbolo come il LÖWENGANG Chardonnay, che segnò un vero cambio di stile nel panorama vinicolo altoatesino.

 

“Con lo Chardonnay il nostro obiettivo è stato fin dall’inizio quello di poter lasciare a lungo il vino – ovvero uno, ma anche due anni – in contatto con i suoi lieviti. Per questo abbiamo deciso di usare le piccole botti di legno, sempre con l’intento di sentire il profumo e il sapore del legno solo marginalmente, riuscendo altresì ad esaltare le qualità peculiari della varietà della nostra zona”, afferma Alois Lageder.

 

Questo vino viene presentato il terzo anno dopo la vendemmia, poiché si evolve positivamente nel tempo, e a dimostrarlo sono le vecchie annate, che sono ancora molto buone, giovanili e si presentano con grande armonia. A metà degli anni Novanta, l’azienda decide di creare una collezione in cui custodire alcune annate storiche dei vini di punta, tra cui anche il LÖWENGANG Chardonnay e, da qualche anno, propone queste riserve nell’assortimento “Rarum”.

 

 

 

 

A partire dal 2009 le annate del LÖWENGANG Chardonnay – le cui uve derivano da coltivazione biologico-dinamica – sono certificate Demeter.

ESPRIMI UN DESIDERIO CON STAR LIMITED EDITION!

 

Star Limited Edition 2016_

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Finalmente è arrivata la bella stagione che porta con sé serate tiepide e cieli stellati, cene tra amici e aperitivi all’aria aperta! Duca di Salaparuta ha deciso di festeggiare l’estate con una scintillante Limited Edition… Star, raffinato blend che unisce l’elegante fragranza dell’Insolia alla freschezza dello Chardonnay, reso vivace da una leggera nota pétillant, porterà la magia delle stelle sulle vostre tavole grazie ad una bottiglia unica. Una leggera sabbiatura a rendere delicatamente opaco il vetro trasparente e a far risplendere la costellazione sulla bottiglia, che riflette la luce di questo vino straordinariamente fresco al palato e allegramente brioso, perfetto protagonista di ogni aperitivo ma anche di un pasto piacevole. Star, chiara e piena espressione del proprio territorio di origine, si rivela infatti con un profumo intensamente fruttato e ricco di note agrumate che, unito al leggero tocco di vivacità che lo contraddistingue, lo rendono un vino intrigante e contemporaneo nella personalità e nello stile. Il design raffinato e suggestivo di Star Limited Edition evoca notti limpide in riva al mare e dolci serate in città, trascorse con gli amici o con la persona amata e il naso all’insù, a guardare il firmamento in attesa della stella cadente che porterà con sé i vostri desideri estivi.

 

Star Limited Edition è in vendita in Enoteca Florio – Cantine Florio (Marsala)

Prezzo al pubblico: 15 Euro

Vinitaly 2016: andata, ritorno e … contorno! di Marco Marucelli

Trio al Vinitaly 2016

La data della prossima cinquantunesima edizione è già confermata: dal 9 al 12 aprile 2017, speriamo che nel frattempo ci sia anche l’indicazione di una location consona a questa grande kermesse internazionale del vino, che dovrebbe dar lustro all’Italia e che, se ci riesce per quanto riguarda la qualità di tanti vini e produttori presenti ,  pecca ogni giorno di più per esser divenuta impraticabile dagli  addetti ai lavori.

Prima di presentare la selezione di scoperte e conferme ricevute durante la mia visita ai vari padiglioni del 50esimo Vinitaly è necessario far conoscere le gravi problematiche che ogni giorno devono accollarsi, espositori, addetti ai lavori e normali visitatori paganti (se non hanno sconti o agevolazioni … ben 80 euro al giorno). L’accesso alla Fiera è certamente penalizzato sia dal traffico urbano che da quello autostradale per cui, se si riesce ad arrivare a Verona in orario “adeguato”, si viene imbottigliati da assurdi ingorghi che ti fanno ricordare gli esodi biblici. Una volta conquistato il parcheggio altra coda per entrare e ovviamente gran consumo di suole di scarpe visto che, contrariamente a quanto indicato sulle piantine esposte, molti produttori di varie regioni sono inseriti in padiglioni che niente hanno a che vedere con la propria terra … alla faccia della globalizzazione. Per cui se ti interessano i produttori campani devi armarti di pazienza e di grande fiato per girare praticamente tutti i padiglioni non essendoci un punto che li raccolga. E questo vale per tutte le regioni. Se invece un visitatore volesse usare i mezzi pubblici, cercando così di limitare il traffico nella città di Giulietta e Romeo, magari per comodità ed anche per risparmiare qualche euro (visto che i prezzi degli alberghi veronesi  fermentano in questi  giorni nemmeno fossero in autoclave) e  scegliesse di alloggiare nella prima periferia o sul vicino Lago di Garda, la mattina potrebbe prendere un comodissimo treno facendo la sua bella mezzora di coda in stazione per acquistare il biglietto, viaggiando venti o trenta minuti come una acciuga nel suo barile ed arrivare, dopo con la stessa modalità delle sardine, inscatolato nella navetta che attraverso un improbabile tragitto di tre quarti d’ora ti consegna stanco, provato, stropicciato, agli impegni intensi che la giornata ti riserva.

Nella speranza, ogni anno affievolita, che l’organizzazione insieme alla città provveda a migliorare le condizioni dell’evento e al tempo stesso rispettare la bella città di Verona che la ospita, possiamo iniziare il nostro tour attraverso il bello e il buono girellando per i giacimenti enoici italiani.

la montina stand

Immancabile ci aspetta il grande salone della Lombardia con la rappresentazione delle sue zone vocate che sono degnamente concentrate intorno alla Franciacorta. Autentica perla della produzione vinicola lombarda, non adombra, bensì amplifica la risonanza di questa regione nel panorama internazionale. La setosità dei suoi vini, la gradevolezza dei bouquet e la giovanile effervescenza apre il palato ai grandi e poderosi rossi della Valtellina e ai delicati rosati delle rive bresciane del Garda, tanto per citarne alcuni. Per la Franciacorta abbiamo, con le mie fedeli collaboratrici, selezionato alcune aziende seppur ci fosse l’imbarazzo della scelta.

2 La Montina_Franciacorta Millesimato Brut 2008

La Montina di Monticelli Brusati che nel suo stand “green” ha presentato la nuova annata del suo Franciacorta Millesimato Brut 2009 mentre nelle vicinanze la Fratelli Berlucchi con la frizzante Tilli Rizzo presentava la nuova linea Freccianera, il nome che ha portato fortuna lo scorso anno al Franciacorta Brut Millesimo 2007 prodotto in serie limitata, che oggi diventa  una famiglia: Freccianera Collection. Etichetta quindi gli storici millesimati che si presentano in una nuova veste: Freccianera Brut, Freccianera Rosa, Freccianera Satèn e Freccianera Nature.

Berlucchi '61 Nature 2009 dettaglio

Altro stand di prestigio è quello della Guido Berlucchi, dove abbiamo degustato il Berlucchi ’61 Nature Millesimato che unisce la carnosità dello Chardonnay alla mineralità del Pinot Nero, proposto senza sciroppo di dosaggio, così da esaltare  anche l’anima più vera e pura.

Stand CECI

Dalla Lombardia all’Emilia Romagna il passo è breve, non solo geograficamente, ma anche come collocazione di padiglioni. Qui la simpatia innata delle persone si rispecchia anche nei vini, come sempre questa manifestazione lascia l’imbarazzo della scelta dovendo comunque cercare qualche novità, trascurando invece altri ottimi vini per motivi “tecnici”.

NANI' CECI

La scelta è caduta  su Cantine Ceci che come sempre nella sua elegante veste propone delle novità non solo di qualità ma anche di ottimo gusto.  Il suo “profumo” Nàni in bottiglia da 0,75 è l’espressione di uno spumante luxury. una bottiglia raffinata avvolta da petali che si schiudono come quelli di un fiore. “Náni di Otello” è un ottimo Chardonnay in purezza, spumantizzato Charmat con metodo Martinotti, realizzato con la collaborazione dell’enologo Nico Danesi, prodotto nelle versioni Brut ed Extra Dry e contenuto in una elegantissima bottiglia che a prima vista sembra  proprio un profumo di altissimo valore.  Si attraversa il padiglione della Sicilia con i grandi vini di questa isola che raccoglie tanti vitigni tra internazionali e autoctoni  che l’hanno portata alla ribalta dell’economia del vino per i profumi e gli aromi che si concentrano nei mosti.  Curiosa la vicinanza del più lontano Trentino, che nel suo spazio accoglie piccoli e grandi produttori di possenti rossi e delicati bianchi che ci conducono,  quasi per incanto, tra le braccia del Veneto. Qui si gioca in casa, come si direbbe in gergo calcistico, ogni angolo parla di vino di tutti i colori. Dai corposi Amaroni, ai delicati Chiaretti “rosati di una notte” fino ai bianchi profumati della Valpolicella o ai frizzanti Prosecchi del trevigiano.

MACCARI

Tra le novità ho scelto quella proposta da Maccari Vini che ha presentato il progetto IGT con cui si intende valorizzare il vino alla spina, molto diffuso in osterie e pizzerie, infustando i tradizionali vini veneti e servendoli poi in anfore di vetro serigrafate col marchio aziendale e con una foderina che segnala il vitigno con cui è prodotto il vino servito. Un’idea per apprezzare al meglio e fare cultura. Un grande gruppo veneto, ma che riferisce la sua attività in varie regioni italiane, è Santa Margherita che nel suo grande padiglione ha presentato le nuove annate delle varie aziende e oltre a rafforzare la sua partnership con l’organizzazione della storica Mille Miglia ha riservato ad alcune bottiglie il restayling grafico.

SANTA MARGHERITA STAND

Il Lazio si raggiunge con grande facilità, anche se nell’aria dei padiglioni il tasso etilico è sempre più alto, così come la passione che tramandano nei loro vini  i produttori della Tuscia, dei colli o del sud di questa regione. Il nostro percorso prosegue nel padiglione della Campania con la sua estensione riservata ai vini dell’Irpinia. Da notare che quest’anno alcuni produttori delle varie regioni per motivi logistici erano stati inseriti in altri padiglioni e quindi alcuni vini degustati non rispecchiamo la naturale location , seppur ne parleremo quando facciamo riferimento al territorio. Tra questi i vini di eroici viticoltori della costiera amalfitana, rappresentati da Marisa Cuomo con i suoi Furore e Costa d’Amalfi. Basta andare in questi luoghi meravigliosi per capire come l’uomo debba faticare per raccogliere le uve che diverranno importanti vini.

Sertura vini

Anche l’Irpinia con i produttori avellinesi fa la parte del leone in Campania , spumanti di aglianico irpino, rossi da togliere il fiato e bianchi di una mineralità incredibile, queste le proposte che siamo riusciti a gustare. Le cantine che hanno rappresentato egregiamente queste eccellenze sono state l’Az.Agr. Montesole di Serra di Montefusco  e Sertura di Avellino.

MONTESOLE

Sembra un sogno ma uscire dagli stand campani ed arrivare ad assaporare i fruttati ed intensi sapori dei vini dell’Alto Adige prima e del Friuli Venezia Giulia, è una stupenda realtà. Il Consorzio Vini Alto Adige era presente con uno stand collettivo assieme a 79 cantine. Quattro giorni di degustazioni  tematiche che hanno spaziato dai Pinot e dagli spumanti ai vitigni autoctoni, dai bordolesi ai bianchi nordici.  Il Friuli Venezia Giulia oltre che per i grandi vini è conosciuto anche per una grande tradizione vinicola che può esser ben raccolta nel vino da collezione “50esimo LIVON 2014“ prodotto con le uve di Ribolla Gialla e Friulano raccolte in occasione dei festeggiamenti del  cinquantesimo anniversario  dell’azienda Livon conosciuta nel mondo grazie anche al suo Braide Alte. Il settimo padiglione era interamente dedicato alle Marche, territorio quasi speculare alla Toscana, che da anni presenta vini di grande pregio. La degustazione da segnalare è quella effettuata nello stand di Moncaro dove veniva presentato Madreperla spumante metodo classico, nelle due versioni 60 mesi sui lieviti e Pas Dosè 84 mesi sui lieviti. Proseguendo il percorso quasi come fosse un filare di viti, eccoci tra i nettari del Molise e della Sardegna, qui probabilmente a causa dell’orario poco consono, gli stand erano assediati e non ci è stato possibile effettuare alcuna degustazione, ma ci siamo ripromessi di effettuarle in prossime occasioni.

BARACCHI

Il padiglione della Toscana è ogni anno più grande e ricco, impossibile girarlo tutto soffermandosi con calma, ma al tempo stesso impossibile non fermarsi a salutare amici e grandi produttori come ad esempio Silvia, Riccardo e Benedetto Baracchi da Cortona, con i suoi metodo classico, il suo fantasmagorico Pinot Nero e gli altri suoi vini dai nomi evocanti la passione per la falconeria.

ARRIGHI

Una visita allo stand del mitico Antonio Arrighi che oltre al suo Aleatico elbano presentava il progetto di affinamento in anfora di terracotta dei suoi vini alla stregua di un antico romano. Altra scoperta sono stati il Pugnitello e il Ciliegiolo, entrambi in purezza, dell’Az. Vinicola Simona Ceccherini di Massa Marittima.

VINI MONTALBERA

E se la Toscana è infinita nella sua proposta, non è da meno il Piemonte con i suoi robusti vini che lo rendono tra le regioni più amate dagli intenditori italiani e d’oltralpe.

MONTALBERA

Immancabile la sosta dall’amico e grande produttore di Ruchè del Monferrato, Franco Morando di Montalbera, che ogni anno stupisce con effetti ed affetti speciali, legati a questo vino, con varie declinazioni (quest’anno anche la versione vegana) che riflette quanto un vitigno autoctono e indigeno, possa attrarre una così diversa tipologia di palati, facilitando amicizie come quelle fatte al tavolino degustando un calice di Ruchè con altri grandi produttori come Claudia Angelini del gruppo Farina che ha nel suo “paniere” ben cinque aziende vinicole tra Piemonte, Toscana e Puglia.

ANGELI CLAUDIA

Nonostante la stanchezza fisica e degustativa si faccia sentire, stoicamente, proseguiamo verso il padiglione che accoglie Calabria, Abruzzo, Liguria e Valle d’Aosta. La Calabria ci ha dato una bella occasione per apprezzare, in una degustazione guidata, i suoi vini che negli ultimi anni stanno evolvendo e si stanno facendo conoscere sul mercato. Oltre all’evento a cui abbiamo partecipato, che aveva un titolo assolutamente chiaro, “Tremila anni di storia, tradizioni e cultura: la nostra passione nel tuo bicchiere” , si sono alternate altre occasioni che hanno messo in luce i vari vini da vitigni giunti in questo territorio da altri paesi, migliaia di anni fa: dal Gaglioppo al Magliocco, passando per il Nerello, il Greco nero, il Castiglione. Dai poderosi vini Calabresi siamo passati ai fruttati vermentini liguri tra cui spiccavano quelli delle Cantine Lunae Bosoni con il Cavagino, l’Etichetta Grigia e l’Etichetta Nera nelle nuove annate. L’Abruzzo con i suoi Montepulciano e Trebbiano, presentava tante iniziative, tra queste c’è stata la  sfida per la promozione enogastronomica regionale attraverso la degustazione promossa dall’Associazione nazionale “Le donne del Vino”. Un percorso tra i dolci tipici abruzzesi e gli abbinamenti  per tradizione con i migliori vini regionali.  Non potevamo lasciare il padiglione senza un giro tra i vini di agricoltura biodinamica ed eroica, che presenta la Valle d’Aosta, con le vigne strappate alla montagna. Il padiglione etichettato con il numero 12 racchiudeva le eccellenze di Puglia e Basilicata. Quest’ultima presentava, attraverso il vino, anche il suo territorio con eccellenze gastronomiche abbinate al grande Aglianico del Vulture di cui, ad esempio, Cantine del Notaio è una delle migliori espressioni.

CANDONGA

Ma la fragola Candonga Top Quality, grande prodotto di stagione dell’agricoltura lucana, aveva il suo fascino immersa tra i vini vulcanici, il suo inconfondibile colore, il suo profumo e il suo sapore contribuivano ad amplificare il valore di questo piccolo grande giacimento agroalimentare che è la Basilicata.

ITALIA STIVALE VINI

Conosciuta in tutto il mondo per le sue bellezze naturali, per la sua cucina ricca ma semplice al tempo stesso, e da qualche anno anche per i suoi vini di grande qualità, la Puglia, come sempre ci ha riservato una calorosa accoglienza e le sorprese enoiche non sono mancate, tra i vari vini rossi e rosati di cui, una fra tutte, la Cantine della Bardulia, si è fatta promotrice con espressioni di ottima bevibilità .

Non poteva mancare la presenza ad uno degli eventi più importanti del fuori salone e quest’anno abbiamo scelto la Franciacorta, ospiti di Villa Baiana per la serata organizzata da La Montina per festeggiare i successi dei suoi vini.

MONTINA MENU'

Una serata all’insegna del buon cibo e del buon bere, come da tradizione, per allietare gli animi e far rilassare i corpi, stanchi ma appagati, e magari anche piacevolmente rinfrancati da queste giornate piene di grandi vini, conosciuti da tanti, apprezzati da molti ma che ancora non vengono percepiti, da una politica sterile, come vero giacimento di questa nostra Italia che esplode di gusto ma che, sempre più, viene soffocata da ignoranza e poca lungimiranza di chi è al potere.

 

CHIANTI CLASSICO COLLECTION 2016 I 300 ANNI DEL PRIMO TERRITORIO DI VINO

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Il 15 e 16 febbraio è ritornato alla Stazione Leopolda di Firenze la “Collection” del Chianti Classico per presentare a stampa e addetti ai lavori le ultime annate del Gallo Nero.

Sempre più alto il numero dei produttori partecipanti: 165 aziende, per un totale di 587 etichette,
47 anteprime da botte della vendemmia 2015 e 70 Chianti Classico Gran Selezione in degustazione.

 

La presentazione delle nuove annate del Chianti Classico ai massimi esperti del settore, un’occasione unica per conoscere a fondo la denominazione, le sue etichette e le ultime
novità da uno dei territori vinicoli più importanti del mondo.
Tutto questo è stata Chianti Classico Collection, uno dei principali appuntamenti dell’agenda vitivinicola internazionale, in programma lo scorso 15 e 16 febbraio sempre nel suggestivo scenario della Stazione Leopolda di Firenze, ormai consueta location della manifestazione, che per l’occasione ha salutato i partecipanti con una speciale installazione formata da 300 bottiglie.
La Collection dei Trecento anni Nel 2016 il Chianti Classico celebra i suoi Trecento anni di storia da quel lontano 24 settembre 1716,
quando il Granduca Cosimo III de’ Medici decise di delimitare con un bando, per la prima volta nella storia, alcuni territori particolarmente vocati per la produzione di vini di alta qualità, fra cui quello del Chianti, corrispondente oggi al Chianti Classico.
Primo appuntamento nel cartellone di eventi celebrativi del Trecentesimo, la Collection è stata l’occasione per un dibattito  sulla storia del Chianti Classico e sulle motivazioni che hanno indotto, già tre secoli fa, il regnante del tempo a tutelarlo e proteggerlo. I vini prodotti nella zona del Chianti Classico hanno infatti da subito riscosso grandi apprezzamenti sui mercati internazionali
e per questo sono stati anche soggetti a imitazioni.
A condurre il dibattito, Sebastiano Barisoni, noto giornalista e conduttore radiofonico, che ha aperto la discussione con un’intervista al presidente Sergio Zingarelli. Sul palco si sono alternati nomi e famiglie che hanno fatto la storia del Chianti Classico e del suo Consorzio, dagli Antinori ai Ricasoli, dai Capponi ai Beccari, che Barisoni ha coinvolto in un racconto a più voci sul mondo del Gallo Nero e sul percorso storico che ha
portato il Chianti Classico al successo di oggi.
“Questa è la quarta volta che partecipo alla Chianti Classico Collection non solo in veste di produttore ma come Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico – afferma Sergio Zingarelli – e sono sempre più consapevole dell’importanza di questo evento che ogni anno cresce, portando a Firenze giornalisti e operatori
da tutto il mondo. Oggi iniziano le celebrazioni dei 300 anni, da quel 24 settembre del 1716 quando Cosimo III dei Medici, con il bando granducale “Sopra la Dichiarazione de’ confini delle quattro regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Valdarno Superiore”, stabiliva con precisione i territori entro i quali dovevano essere prodotti i
vini per ottenere la denominazione corrispondente: una vera e propria Doc ante-litteram. Cosimo III istituì anche le Congregazioni di Vigilanza sulla produzione dei vini, strutture che hanno segnato il primo solco per la definizione degli attuali Consorzi: dovevano infatti controllare il rispetto delle norme di produzione richieste
dalla denominazione. Il vino era considerato così rappresentativo del “decoro della Nazione” che occorreva mantenerne alta e tutelarne la qualità. L’eredità di questo rispetto per il territorio e per la qualità dei suoi prodotti è arrivata oggi fino a noi che, posso affermare con orgoglio, ci onoriamo di mantenere, preservare e
incrementare”. Il Chianti Classico, fin dagli albori della sua storia, deve quindi fama e successo soprattutto al dinamismo e
alla coesione dei propri produttori: oggi si contano circa 600 aziende, di dimensione ed estrazione diverse, che da oltre novanta anni hanno scelto di far parte di un’associazione consortile.
I numeri della Leopolda del Vino 165 aziende per 587 etichette in degustazione. Un totale di 7000 bottiglie che sono state aperte e servite da una squadra di 50 sommelier in due giorni di manifestazione alla presenza di oltre 250 giornalisti provenienti
da 30 diversi paesi del mondo e più di 1500 operatori. 47 le anteprime da botte dell’annata 2015 e ben 70 le etichette di Chianti Classico Gran Selezione.
Come da tradizione il primo giorno della manifestazione, il 15 febbraio, è stato dedicato esclusivamente alla stampa nazionale e internazionale, mentre il 16 febbraio dalle ore 9.30, l’evento ha visto anche la partecipazione degli operatori del settore che hanno avuto tempo fino alle 19 per incontrare i produttori e testare le diverse etichette in degustazione.
In programma anche una festa per celebrare i Trecento anni della denominazione, che si è svolta il 15 febbraio al nuovo Teatro dell’Opera di Firenze: blindatissima la lista degli invitati che
non è stata limitata ai soli addetti ai lavori ma ha coinvolto anche le istituzioni locali e VIP.
Alla Leopolda è stato possibile assaggiare in degustazione anche gli oli di 27 aziende produttrici di DOP Chianti Classico.
Partner della manifestazione sono anche quest’anno importanti nomi dell’enogastronomia e dell’industria
a questa legata, come alcuni dei migliori prodotti DOP italiani che, sotto il cappello istituzionale di AICIG
(l’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche), si sono presentati al pubblico della Collection attraverso
incontri e degustazioni a cura di: Consorzio Tutela del Formaggio Parmigiano-Reggiano DOP, Consorzio del
Prosciutto Toscano DOP, Consorzio di Tutela Oliva da Mensa La Bella Daunia DOP, Consorzio per la Tutela
del Formaggio Grana Padano DOP, Consorzio per la Tutela del Formaggio Mozzarella di Bufala Campana
DOP, Consorzio di Tutela Pecorino Toscano DOP, Consorzio di Tutela Pomodoro di Pachino DOP, Consorzio di
Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP, Consorzio Finocchiona IGP. Tra i collaboratori storici della
“Collection” anche RCR, Firenze Parcheggi, l’Acqua di Toscana® San Felice e Pulltex.
L’installazione “300 bottiglie per i 300 anni” del Consorzio è nata dalla collaborazione tra Vetreria Etrusca, che ha fornito le bottiglie, e Alessandro Moradei che l’ha concepita in occasione dell’anniversario del Chianti Classico.
Partner del Consorzio per la Chianti Classico Collection e per tutto il programma di eventi dei Trecento anni sarà ChiantiBanca, istituzione economica di riferimento del territorio.

 

 

Cinque sensi di pura grappa! di Laura Cosci

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Gran bella serata lo scorso 11 febbraio al “Ristorante 5 sensi” in via Pier Capponi 3/a di  Firenze in occasione di una delle lezioni per aspiranti degustatori di Grappa.

Come talvolta accade, non avrei dovuto essere li ma all’ultimo momento ho sostituito il direttore che per altri impegni era impossibilitato a partecipare e, dato che le cose migliori sono spesso inaspettate,  ho scoperto il  piacere di gustare un buona grappa e soprattutto di imparare a farlo.

La grappa e l’Anag ( Assaggiatori grappa e acquaviti ) mi hanno conquistato! Gli elementi di una serata di successo sono sempre molti ma in questo caso riconducibili a tre: la competenza dei rappresentanti dell’Anag, la simpatia degli esperti e del gruppo dei presenti e non ultimo la grappa, ovviamente.

 

A condurre l’incontro Paola Soldi, presidente federale nazionale di Anag: competente, simpaticissima e come un’abile padrona di casa, bravissima a gestire i tempi di tutto l’incontro.

Esordisce dicendo che degustare grappa e tutt’altra cosa dal vino e che alla base c’è la pura ricerca edonistica del piacere, per curiosità.

Come dice Paola, la grappa non si assaggia… va deglutita a piccole quantità per apprezzarla appieno,  va capita, ascoltata e rivalutata, richiede pazienza, aspettando che i suoi profumi escano dal calice,

Non solo! Afferma che i sensi coinvolti nella degustazione di questo splendido prodotto non sono più soltanto cinque ma se ne aggiunge un sesto, quello del piacere.

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Niente di più vero e questa affermazione mi porta subito a riflettere che si beve solo per il gusto di concludere un pasto, per sentirne i profumi, per sancire l’inizio del “dopocena” e le eventuali derive seduttive che questo può preannunciare.

Anche gli aggettivi utilizzati nella scheda di valutazione sono gli stessi utilizzati in un ipotetico corteggiamento o rapporto a due: il prodotto viene classificato in base alla finezza, all’attrattività, alla franchezza, all’intensità positiva, alla ricchezza, alla complessità, alla persistenza positiva…

Credo inoltre che il piacere sia davvero uno degli elementi che ci permettono di leggere il perché del successo di questo distillato.

 

Mi rendo conto di una verità che Paola fa emergere: la grappa è stata per troppo tempo sottovalutata perché ritenuta meno nobile del vino ma con qualcosa di molto più interessante, con più margini di  libertà, perché nel suo ciclo di produzione lascia un più ampio grado di fantasia rispetto al vino. La qualità del prodotto, la ricerca e la passione dei produttori non è inferiore a quella dei colleghi vinificatori.

Purtroppo è ancora troppo poco valorizzata dal mercato e dai produttori stessi.

L’origine di ciò ha radice nei preconcetti che spingono ancora a classificarla come un prodotto di poco valore, troppo grezzo rispetto ad altri distillati perché legata a produzioni contadine che utilizzano componenti di “scarto”.

 

La passione e la dedizione dei promotori e degli iscritti all’Anag trova fondamento proprio nella voglia di liberare il prodotto da certi stereotipi, qualcosa da valorizzare e da scoprire perché sono moltissimi i produttori in tutta la penisola.

Per fortuna oggi la grappa è anche “donna” e viene prodotta e degustata anche da una schiera sempre più numerosa di donne. L’associazione “Donne della Grappa” ne è la dimostrazione.

 

Per me un’altra originale scoperta: il latte era presente sui tavoli insieme agli immancabile cracker che accompagnano ogni degustazione di vino o bevande. Sì perché se la grappa non va assaggiata, ma “bevuta subito” considerando che la gradazione minima è 37,5° ci vuole pur qualcosa per placare i bruciori del palato e della gola.

Fantastico! Non bevo latte, ho sempre evitato le forti gradazioni alcoliche e mai sono uscita da una serata così soddisfatta. Merito della grappa, dell’Anag o di entrambe?

Dimenticavo 37,5 non sono solo i gradi minimi ma guarda caso sono 37 anche gli anni della nascita dell’Anag e la coincidenza mi piace molto.

La questione tra me e la grappa non si chiude qui, promesso!

 

Informazioni utili

L’Anag è presente in 11 regioni grazie all’impegno di diverse delegazioni ed ha come obbiettivo quello di promuovere la grappa, eccellenza 100% Made in Italy e di una “cultura del buon bere consapevole”

www.anag.it

info@anag.it

Facebook: assaggiatori grappa e acqueviti – anag

Prossimo corso a: Torrita di Siena (Si) – Corso di primo livello per assaggiatori (11 marzo – 8 aprile)

 

Donne della grappa: www.donnedellagrappa.it

 

È arrivata Cuvée J.R.E. N° 3

Cuvée JRE nr 3 Rosé macro

Ora disponibile nei ristoranti J.R.E. il Franciacorta Rosé Riserva 2007 selezionato dal côté rosa dell’associazione

È arrivata Cuvée J.R.E. N° 3, Franciacorta Rosé Riserva 2007 selezionato dalle chef e sommelier dell’associazione Jeunes Restaurateurs d’Europe.

Riunitesi la scorsa estate a palazzo Lana Berlucchi, contiguo alle cantine dove nel 1961 nacque il primo Franciacorta, le donne JRE hanno degustato con Marco Stabile, presidente dell’associazione, e Arturo Ziliani, enologo e amministratore delegato di Berlucchi, nove Riserve, scegliendo quella più affine al loro palato esperto e ideale abbinamento ai piatti creativi proposti nei loro ristoranti.

Le JRE con Stabile e Ziliani a palazzo, ph Michele Di Fiore x sito

Cuvée J.R.E. N° 3 è un Franciacorta Riserva composto da uve Pinot Nero (38%) e Chardonnay (62%) della vendemmia 2007 provenienti dai vigneti Quindicipiò e Arzelle a Borgonato. I vini base sono stati affinati in acciaio, per preservarne la freschezza; il Pinot Nero ha beneficiato della macerazione a freddo sulle bucce per una notte. Dopo un riposo di sette anni sui lieviti, al dégorgement è stato aggiunto un dosaggio contenuto, solo 2 grammi litro, per dare spazio alla già importante personalità del vino.

Cuvée J.R.E. N°3 seduce nella flûte per la vivace tonalità aranciata, che ricorda l’alkekengi; il profumo è ricco e complesso, con ampie note di frutti rossi e piacevoli sensazioni evolutive; il gusto è pieno, corposo, persistente, con acidità perfettamente amalgamata.

Cuvée JRE nr 3 Rosé still

Femminile nel colore, complessa e altera nell’essenza, la Riserva è un piccolo capolavoro di natura e cantina  prodotto in 3.980 bottiglie soltanto e disponibile unicamente nei ristoranti dei JRE. Con Cuvée N° 3 si rafforza ulteriormente il legame tra l’Associazione e la Guido Berlucchi, e il brindisi per le prossime feste diventa ancora più esclusivo.

(Catalina Jalnean)

ROCCAFIORE: BRINDARE AL 2016 TRA VINI BIO E TANTO RELAX

Dal 28 dicembre al 3 gennaio la cantina di Todi propone un capodanno indimenticabile con trattamenti SPA, degustazioni di etichette biologiche Roccafiore e i  sapori del territorio.

Cosa c’è di meglio di un’incantevole cornice umbra per concludere il 2015 e brindare al 2016?

La cantina Roccafiore di Todi, dal 28 dicembre al 3 gennaio, suggerisce un fine anno tra relax e produzioni biologiche. Un capodanno tutto da dedicare a se stessi per rigenerarsi, lontano dalla frenesia della vita quotidiana, ed immergersi nell’atmosfera magica del panorama umbro offerto dal Country Chic Resort Roccafiore.

Un vero e proprio viaggio multisensoriale, in una location esclusiva circondata da vigneti che producono le preziose etichette biologiche da abbinare alle creazioni dello chef Carlo Grimaldi che dirige con maestria il ristorante Fiorfiore del resort. Gli elementi che lo caratterizzano sono il chilometro zero e i prodotti locali, con un fil rouge costituito dalla stagionalità dei prodotti che hanno consentito numerose menzioni e il conferimento di riconoscimenti stellati nelle Guide “blu” e “rossa” più famose.

Un’esperienza dedicata non solo agli amanti del gusto ma anche a chi cerca il benessere e ha voglia di lasciarsi coccolare nella SPA per festeggiare la notte più mondana e pirotecnica dell’anno. Diversi i percorsi a disposizione: Kneipp, tepidarium, sudario romano, bagno di vapore e docce emozionale ed equatoriale, e tanti i trattamenti benessere offerti dal Centro SPA.

Un capodanno da regalare e da regalarsi, per  ritemprarsi immersi in un’oasi naturale di pace circondata da 90 ettari di giardini, vigneti ed uliveti.

Per ricevere ulteriori informazioni è possibile contattare l’azienda attraverso l’indirizzo mail  info@roccafiore.it oppure chiamando il numero +39 075 8942416

Indirizzo: Loc. Collina 110/A – 06059 Todi Fraz. Chioano (PG).

COLTERENZIO – Lagrein 2014

COLTERENZIO LagreinComplesso ed elegante con note di violetta, cannella e bacche rosse.

In Alto Adige il Lagrein è un vitigno autoctono; si presenta di colore rosso granato intenso con riflessi violacei. Al naso spicca la violetta, le bacche nere, note di cioccolata e intensi aromi speziati. Potente il passaggio in bocca con tannini di buona struttura e la tipica acidità del vitigno. Aromi di frutti di bosco e ciliegia al retrogusto. Si distingue in particolare per l’eleganza e il suo ineguagliabile bouquet che colpisce gli esperti. Il Lagrein è uno dei più importanti vini rossi italiani.
Potenzialità di invecchiamento: 2–4 anni.
Abbinamento:
Vino molto versatile, ottimo abbinato nella cucina altoatesina. Ideale con speck e salumi ma soprattutto carni arrosto e selvaggina.
Temperatura di servizio: 16° C.
Vitigno:
Lagrein da vigneti selezionati con impianti a guyot (c.a. 5.500 piante per ettaro).
Zona:
Oltradige e Gries/Bolzano. Terreni morenico-alluvionali fino a sottofondi sabbiosi profondi.

Vinificazione:
8 giorni di fermentazione sulle bucce in acciaio a cui fa seguito la fermentazione malolattica. Affinato alcuni mesi in contenitori di acciaio e vasche di cemento.

Il segreto di Anna…un ottimo vino!

ANNA'S SECRETIl titolo farebbe pensare ad un libro o ad un film giallo invece il colore che più si addice a questo racconto di vino è il rosa.

 

Le uve Sangiovese coltivate su  questo poggio nel grossetano, complici con il terroir ed il clima che riporta alla montagna i lievi e salmastri sospiri del mare, creano un vino rosato che il Podere Val di Toro racchiude in poco più di una decina di migliaia di bottiglie. Il vino ottenuto per pressatura soffice in acciaio a temperatura controllata dopo cinque mesi viene imbottigliato, mantenendo così la sua freschezza ed i suoi aromi.

Il suo colore rosato tenue ricorda la pesca, gli aromi che sprigiona la bottiglia ed il calice ad una degustazione olfattiva mostrano chiaramente la presenza dei profumi di fragola e frutti di bosco. Il palato apprezza invece la mineralità e la freschezza oltre alla fragranza aromatica con un finale sapido.

Un vino che potrebbe prestarsi anche a tutto pasto, con del buon pesce del Tirreno, con carni bianche o rosse cucinate semplicemente alla brace, che può essere compagno di aperitivi o di formaggi di media stagionatura…e perché no, accompagnare un tramonto sulla costa maremmana dove il rosso del tramonto arricchisce il colore di questo nettare nel calice.

 

Marco Marucelli

Podere Val di Toro

Poggio La Mozza

GROSSETO

Tel. e Fax 0564409600

www.valditoro.it

Trofeo Schiava dell’Alto Adige 2015

vini schiava

 

Il 18 e 19 maggio si è svolta al vigilius mountain resort la dodicesima edizione del Trofeo Schiava dell’Alto Adige, che ha dimostrato ancora una volta la grande versatilità di questo vino.Il Trofeo Schiava dell’Alto Adige è nato per promuovere la Schiava di qualità.

La Schiava è il più diffuso e popolare vino dell’Alto Adige e si presenta come Lago di Caldaro, Santa Maddalena, Colli Meranesi o, semplicemente, Schiava Alto Adige. Si tratta di un vino leggero e fruttato, dai tannini morbidi. La Schiava è il vino piacevole e gioviale dell’Alto Adige. Un vino moderno con una lunga tradizione.

L’idea è stata lanciata dal patron dello splendido albergo vigilius mountain resort, l’imprenditore Ulrich Ladurner, grande fan della Schiava. Uno scenario di alto design che offre la location ideale per questo evento.

 

vincitori schiavaIn varie degustazioni una selezionata giuria di giornalisti, enologi, sommelier ed esperti provenienti dall’Italia e dalla Germania composta daVeronikaCrecelius (Weinwirtschaft, D), KilianKrauth (HeilbronnerStimme, D), Patrick Hemminger (Süddeutsche, D), Alessandra Piubello (Spirito di Vino, I),Gianni Fabrizio (Gambero Rosso, I), Dario Cappelloni (Dr. Wine, I), Guido Ricciarelli (Guida Touring, I), Renzo Cotarella (Marchesi Antinori, I), Alessandro Pepe (Enoteca Roscioli, Roma, I), AloisMatscher (Ristorante ZumLöwen, Tesimo, I), Herbert Taschler (WiKu, I) e Angelo Carrillo (Alto Adige, I) ha selezionato le “Schiave dell’anno” tra 82 campioni. Per focalizzare le diversità delle varie Schiave i vini sono stati degustati e valutati seguendo le varie denominazioni. Lacategoria “La Schiava diversa” invece raggruppa vini di annate più vecchie e quei vini che non entrano nei schemi delle DOC.

 

Come “Schiava dell’anno 2015” sono state premiate:

nella categoria AA Lago di Caldaro:

  • Alto Adige Lago di Caldaro classico superiore Greifenberg2014– Cantina di Caldaro

nella categoria AA Schiava e Schiava Grigia

  • Alto Adige Schiava Ebner  2014 – Tenuta Ebner
  • Alto Adige Schiava Grigia Selection 2014 – Cantina Cortaccia

nella categoria AA Meranese e AA Val Venosta

  • Alto Adige Meranese Partanes 2014– Tenuta Partanes

nellacategoria AA Santa Maddalena

  • Alto Adige Santa Maddalena classico 2014 – Franz Gojer, Glögglhof
  • Alto Adige Santa Maddalena Gröbnerhof2014 – Erste + Neue
  • Alto Adige Santa Maddalena classico Pfannenstiel 2014 – Pfannenstielhof, Johannes Pfeifer

nellacategoriaSchiavadiversa

  • Alto Adige Santa Maddalena classico Morit 2013 – Loacker
  • Alto Adige Santa Maddalena classico Antheos 2013 – Christian Plattner, Tenuta Waldgries

 

Dato che la Schiava è un vino che non deve solo piacere agli esperti ma anche, e soprattutto, ai semplici appassionati, una commissione scelta tra questi ha eletto il suo preferito tra i vincitori. Dopo varie discussioni ed assaggi la commissione ha fatto cadere la sua decisione sull’

  • Alto Adige Lago di Caldaro classico superiore Greifenberg2014 – Cantina di Caldaro

eletto come il preferito dal pubblico

 

Per la prima volta è stato nominato l’ “Ambasciatore della Schiava”. Con questo titolo vengono premiati persone o posti che svolgono un ruolo particolare nella promozione della Schiava fuori dall’Alto Adige. Con il titolo “Ambasciatore della Schiava 2015” è stata premiata l’Enoteca Roscioli di Roma la cui lista dei vini si distingue particolarmente per la sua ampiezza e profondità nella proposta di Schiava Alto Adige.

 

Momento culminante del Trofeo Schiava dell’Alto Adige è stato il Galà della Schiava. Qui si è dimostrata la versatilità di questo vino in abbinamento con le prelibatezze dalla cucina del vigilius mountain resort, capitanata dallo chef Matteo Contiero. “La Schiava è un vino della tradizione che oggi è sempre più moderno per le sue caratteristiche di leggerezza e piacevolezza,” ha sottolineato Othmar Kiem, giornalista enogastronomico e organizzatore del Trofeo.

 

www.vernatschcup.it