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La Montina, 30 anni di Franciacorta con “Selezione Montecolo”

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“Siamo un campo di grano maturo, a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita…” La Montina esordisce con le parole di Oriana Fallaci per presentare “Selezione Montecolo”, il Magnum celebrativo dei trent’anni della cantina.

 

Sapientemente curato per oltre 5 anni, il Montecolo nasce dall’unione delle migliori uve di due vendemmie differenti: 2009 e 2010. Ottima annata per tutta la Franciacorta la prima; meno la seconda, che ha reso al meglio su terreni magri e sui rilievi, esattamente dove si trovano i vigneti Montecolo de La Montina (rivolti verso il Lago d’Iseo ai confini della Franciacorta).

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Il Franciacorta che ne è nato è un prodotto di eccellenza, di buona struttura, custodito in 520 bottiglie Magnum all’interno delle quali il vino ha la possibilità di esprimere al meglio le proprie qualità organolettiche. La spuma è intensa e persistente, il perlage sottilissimo e il colore giallo con riflessi leggermente ramati. I profumi fortemente influenzati dal passaggio in barrique sono avvolgenti ed eleganti, ricordano il miele, l’acacia e l’artemisia. Selezione Montecolo celebra 30 anni di Montina portando nel bicchiere la Franciacorta nella sua purezza. Un sapore senza compromessi, rotondo e pieno con buona mineralità.

 

In edizione limitatissima “Selezione Montecolo” si veste, rinnovandoli in chiave moderna, dei colori dell’originale Magnum Montecolo, uno speciale Franciacorta che nei primi anni Duemila conquistò i palati di tutti quanti lo poterono degustare. La confezione è curata nei dettagli, preziosa e di carattere, come del resto lo è il Franciacorta Montecolo.

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“Per festeggiare questi primi trent’anni di attività abbiamo pensato ad un prodotto che racchiudesse storia e modernità, tradizione e rinnovamento e questo Franciacorta ne è l’esempio perfetto – spiega Michele Bozza, marketing ed export manager de La Montina – Il territorio (non a caso le uve provengono dallo storico vigneto Montecolo), il color platino estremamente moderno, il nome Montecolo per dare continuità ad un prodotto che negli anni conferma la sua eccellenza”.

 

Il Magnum “Selezione Montecolo” può essere prenotato fin da ora, con consegna settembre 2017.

 

Per info e prenotazioni: amministrazione@lamontina.it – 030653278

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Le stagioni del Vinitaly di Marco Marucelli

Che sia aprile o marzo il clima che si respira al Vinitaly di Verona è sempre molto simile. Non un evento ma l’evento maggiormente atteso dagli addetti ai lavori e dai sempre più numerosi veri appassionati che si sommano ai troppi (forse anche troppe) avvinazzati che, nulla capiscano di vino, salvo che li trasporta con l’abuso, ad un mondo distante dalla realtà, compresa quella per cui questo evento è realizzato.

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Bere bene, bere poco e consapevole non solo di quanto hai nel bicchiere, ma soprattutto di cosa hai nel calice. Dopo aver preso coscienza di questa realtà che pullula dentro e fuori ai padiglioni, devo ancora una volta rimarcare le problematiche che sempre più, anno dopo anno, investono questo salone. La prima, oramai annosa, è quella dei furbetti dell’ospitalità che contravvenendo a qualsiasi regola lucrano su chi vuole e/o deve presenziare a Verona, applicando tariffe alberghiere oltre ogni limite di altissima stagione oltre alla viabilità che resta sempre il problema più irrisolvibile. Per il primo basta spostarsi verso il Lago di Garda e qualche soluzione decorosa e a prezzo giusto si trova, che non riguarda solo chi arriva in auto ma anche chi, come me, predilige lasciare l’auto fuori Verona e raggiungere la città dell’Arena in treno. A parte il numero di navette, che magari potrà essere anche adeguato, queste caricano i passeggeri fino all’inverosimile e anziché avere una corsia preferenziale per raggiungere in poco tempo la fiera e ritornare alla stazione, sono obbligate a seguire il traffico normale con aggravio di tempistiche da e per la sede fieristica.

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A parte queste considerazioni tecniche, la 51esima edizione della kermesse vinicola (ma non solo) veronese è stata come ogni anno ricca di novità, in molti casi davvero interessanti. Impossibile in un paio di giorni visitare attentamente la dozzina di padiglioni ufficiali oltre agli annessi e connessi. E’ necessario quindi fare un riassunto del percorso che tra un appuntamento ed un altro è stato possibile verificare e che volentieri metto a disposizione dei miei lettori. Cercherò, nei limiti del possibile di seguire un senso logico al mio tour enoico, ma proprio per dare quel giusto peso che meritano le regioni del sud Italia, partirò come i gamberi dall’ultimo padiglione (in senso numerico) fino a raggiungere i produttori della Lombardia.

img_6359 I padiglioni 12 ed 11 accolgono la maggior parte di aziende di Puglia, Basilicata, Molise, Abruzzo, Calabria, Liguria e Valle d’Aosta. Seppur agevoli nella visita, visto il diverso affollamento per questioni logistiche, ho potuto degustare alcune eccellenze prima in Puglia dove hanno fatto una ottima impressione le nuove annate in commercio dei vini della Cantina della Bardulia di Barletta, mentre una grande e gustosa scoperta è stata lo stand del Consorzio Tutela del Primitivo di Manduria (www.consorziotutelaprimitivo.com), dove facevano bella mostra di se una ricca selezione di Primitivi da fare impazzire qualsiasi intenditore. Nel padiglione 12, degno rappresentante della Liguria è la sempre meglio presentata Cantina Lunae Bosoni che con i suoi vini bianchi, rosati e rossi ed i suoi liquori della linea Essentiae ha una produzione di estrema qualità che accontenta ogni intenditore. Visto che gli spazi sono così concentrati, passare dai ricchi sentori enoici pugliesi attraverso quelli profumati liguri per arrivare ai poderosi vini piemontesi è proprio questione di metri. Il padiglione 10 infatti raccoglie le aziende piemontesi, qui è già più difficile spostarsi, il richiamo di questo territorio è forte e gli espositori cercano di accogliere al meglio i visitatori. Una visita al consorzio di tutela dell’ASTI DOCG e del MOSCATO D’ASTI DOCG (www.astidocg.it) è stata l’occasione per far partecipi le papille gustative di questi dolci nettari che hanno appena addomesticato il palato in attesa di nuove sensazioni.

img_6056Basta fare pochi passi ed ecco che il sorriso accattivante di Franco Morando, degno padrone di casa dell’az. Agr. Montalbera, ti accoglie nel grande e frequentato stand, dove accanto alle nuove annate del Ruchè, oramai divenuto parte del mio DNA, ho assaggiato un bianco davvero entusiasmante, Calypsos Letichettanera, un Viogner che si affina per circa un anno in tonneaux e che rilascia tutta la sua freschezza con un finale davvero speciale.

img_6077Dopo aver apposto la firma sulla bacheca posizionata all’ingresso dello stand mi sono accomiatato dirigendomi nelle vicinanze ad uno stand insolito per il Vinitaly, quello di Acqua San Benedetto (www.sanbenedetto.it) che oltre a riequilibrare e dissetare con le proprie acque minerali i visitatori aveva in degustazione il nuovo Ginger Spritz, un aperitivo analcolico da bersi liscio oppure come base per uno spritz personalizzato. Il padiglione Piemonte è strettamente collegato con un’altra grande area vocata al vino: la Toscana. Qui non è stato facile selezionare le aziende, vista la grande presenza di produttori di ottimo livello apprezzati da tanti anni e spesso divenuti anche amici. Per dovere di cronaca è giusto però segnalare alcune conferme o novità, degustate in questa due giorni veronese.

img_6095 Il Consorzio del Chianti Classico Gallo Nero (www.chianticlassico.com) oltre ad accogliere nella sua area le aziende consociate, presentava due iniziative legate alla diffusione e protezione del brand Gallo Nero. La prima che si rivolgeva alle aziende per tutelare da eventuali frodi di mercato ma anche fruibile come strumento di marketing, l’altro evento, sportivo, è stato dedicato al ritorno nel territorio del Chianti Classico della famosa corsa automobilistica delle 1000 miglia. Immancabile la sosta allo stand di Riccardo Baracchi dove la famiglia al completo, con la simpatia di sempre, propone la degustazione dei grandi vini che il territorio di Cortona riesce a dare tra cui i grandi Trebbiano e Sangiovese Metodo Classico. Per i vini della val d’Orcia la novità che ho provato è stata quella proposta da Marco Capitoni con il suo Troccolone affinato in anfora.

img_6115Un incontro davvero ricco di emozioni è stato quello con Podere dell’Anselmo di Forconi Fabrizio che a Montespertoli produce dei vini con grande personalità il suo Chianti DOCG con un anno e mezzo di invecchiamento in acciaio e bottiglia è un vero inno alla gioia. Assaggiate anche annate precedenti che fanno capire la longevità incredibile di questi nettari. Ultima ma non ultima la visita allo stand di Stefano Farina (www.stefanofarinavini.it) che nell’ottica del rinnovamento anche grafico presenta Chianti Classico Gran Selezione Le Bocce, con una accattivante etichetta che esprime il contenuto poderoso di questo vino. Da ricordare di questa azienda oltre alla Fattoria Le Bocce a Panzano in Chianti anche La Fattoria Albereto a Subbiano (AR), la Cascina La Traversa e la Tenuta San Quirico nel cuneese e la Masseria La Rosa del Salice in Salento. Un gruppo vinicolo che sta proponendo grandi vini nelle varie declinazioni regionali seguendo una tradizione familiare con un sguardo sempre rivolto al futuro. Non serve attraversare il Mar Tirreno per giungere al padiglione 8 che accoglie la Sardegna (ma non solo) con i suoi bianchi delicati e i rossi corposi come il Cannonau. In questa location un po’ eterogenea hanno spazio anche altre realtà regionali o associative quali ad esempio la F.I.V.I. la federazione italiana dei vignaioli indipendenti o la Vi.Vi.T (Vigne, Vignaioli e Terroir) che promuovono con banchi di assaggio alcune piccole aziende con grandi vini.

img_0302Alcuni assaggi possono dare un’idea di quanto lavoro ci sia in questo settore e l’impegno che viene profuso in particolare in queste piccole aziende per ricavare dei veri gioielli. La Piotta – Padroggi Luigi nell’Oltrepo Pavese si distingue per i suoi vini e spumanti bio, mentre poco distante un binomio Toscana-Piemonte inscindibile, si tratta della Fattoria La Maliosa e di Case Corini, la prima produce nella Maremma Toscana un ottimo bianco a base di Procanico ed un classico Sangiovese 100% il Tarconte che è affinato in botti per circa 16 mesi. Al fianco con la stessa filosofia produttiva da Costigliole d’Asti Guido Corino con Case Corini e la sua interessantissima Barbera che si può “abbinare” perfettamente alla lettura dei pensieri che Guido ha racchiuso in un libro dal titolo quanto mai esplicito “Vigne, Vino, Vita i miei pensieri naturali”. Poco più in la trovo invece il desk di assaggio di Simona Ceccherini che dalla Maremma Toscana ci fa vivere emozioni con i suoi vini a base di Ciliegiolo e Pugnitello in purezza e nella fresca versione rosato con uve Ciliegiolo e Syrah. Lasciato questo giacimento di belle novità, raggiungo il padiglione 7 con le Marche, realtà vitivinicola molto importante che ho gustato attraverso le proposte di Moncaro, una tra le più grandi cantine marchigiane, dove ho degustato un’autentica eccellenza che andava oltre i grandi vini quali Verdicchio, Piceno e Conero e si è trattata di un’autentica grande conferma che porta il nome di Tordiruta Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Passito. Lascio quindi i grandi vini marchigiani per avvicinarmi al padiglione 6 dove, tra gli altri, la fanno da padrone i grandi bianchi Altoatesini.

img_6525 L’evento scaligero è stata l’occasione per festeggiare i 30 anni di vita della linea Sanct Valentin, punta di diamante della produzione dei vini della Cantina San Michele-Appiano, che quest’anno oltre ai grandi vini storici ha presentato la nuova cuvèe Cabernet-Merlot 2013, il blend in stile bordolese. Altra eccellenza sudtirolese è quella di Kettmeir del gruppo vinicolo Santa Margherita che ha presentato il metodo classico “1919” Riserva Extra Brut Alto Adige DOC 2011. Con pochi passi, attraversando la strada, ci troviamo proiettati nel padiglione 5 che accoglie i vini di casa, siamo in Veneto e tra Amarone, Soave, Lugana e Chiaretto, tanto per citarne alcuni, ci si inebria solo respirando.

img_6579Lo stand che ha colpito l’attenzione del palato ma anche del cuore è quello di Igino Accordini che ha proposto in degustazione un vino a base di Corvina veronese 100% che con i suoi sentori richiamava l’Amarone, fornendo però quella delicatezza e sensualità tali da desiderare di berne un secondo bicchiere. Anche al padiglione 4 si respirava aria di casa, tra Ripasso, Colli Euganei, Prosecco e Raboso, si arriva allo stand di Paladin presente con le proprie tenute – Paladin, Bosco del Merlo, Castello Bonomi, Premiata Fattoria di Castelvecchi in Chianti. Attraverso un grande piazzale si raggiunge il padiglione 3 che accoglie la viticultura trentina e non solo, infatti oltre ai freschi spumanti della Trento DOC ho degustato una grande azienda di metodo classico emiliana, la Cantina della Volta di Christian Bellei, che in questa occasione presenta due vini fermi: “LABASE” uno Chardonnay Emilia IGT e “FERMO” un Pinot Nero Emilia IGT che ben si collocano nella produzione insieme ai grandi vini spumanti della cantina. Il vicino padiglione 2 ospita, oltre ad una nutrita rappresentanza di vignaioli umbri, i grandi vini siciliani con piccole e grandi aziende conosciute a livello internazionale. Impossibile fermarsi da tutti gli espositori, come d’altronde ci piacerebbe fare sempre, è stata necessaria una scelta che è ricaduta su uno storico gruppo enoico, Florio – Duca di Salaparuta – Corvo che, in un contesto “White” ha declinato in maniera eccellente alcuni grandi vini bianchi di Sicilia. “Star Grillo & Muller Thurgau” sposa il carattere complesso e mediterraneo del Grillo all’aromaticità eterea del Müller Thurgau.

img_5954L’attiguo padiglione 1 è da sempre dominio dell’Emilia Romagna, dove cordialità, profumi di buoni cibi e voglia di stare insieme si notano in ogni angolo.

img_5925 Tanti e tutti interessanti gli eventi organizzati dall’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna che attraverso la Via Emilia ci fa scoprire terre e territori eterogenei ed a volte contrapposti tra loro.

img_5880Due le aziende prese a campione per le loro produzioni e novità, una conosciuta da tempo ed una appena scoperta. La prima è Cantine Ceci che, come sempre, utilizzano questo evento per presentare le nuove annate ma soprattutto, le novità che la mente fervida della proprietà e dello staff del marketing, propongono al pubblico. L’artista Patrizio Dall’Argine personalizzava le nuove bottiglie “To you paint” che vengono fornite di tempere, tavolozza e pennelli, così da esser decorate una volta degustate e conservate come ricordo di una serata o un evento.

img_5887La splendida bottiglia di Nanì nella sua versione Limited Editions con colori da collezione e la nuova serie Radames (dedicato ad uno dei personaggi dell’Aida di verdiana memoria), vino senza solfiti aggiunti, nelle tipologie Lambrusco, Malvasia e Rosè.

img_5904 La novità invece, nella ricerca di una azienda, è ricaduta su una cantina romagnola, la Tenuta Colombarda di San Vittore di Cesena che mi ha particolarmente stupito per il Sangiovese di Romagna, il Pagadebit, l’Albana di Romagna ed il Rosalaura un interessante IGT Rubicone rosato.

img_5852 I padiglioni numerati sono finiti ma mancano all’appello altri territori vocati italiani. Al padiglione A troviamo il Lazio con i grandi vini dei colli romani che da soli richiederebbero una settimana per una degustazione attenta. Di fianco, nel padiglione B, sono collocati i vini della Campania con una particolare esposizione per quelli dell’Irpinia. Territorio nel territorio, potremo definirla la provincia di Avellino, dove a piatti e prodotti saporiti, la natura affianca grandi vini. Fiano, Greco, Taurasi, Aglianico dell’Irpinia per citarne quelli più conosciuti.

img_0245Qui grazie a Lello, grande amico e mentore di quanto accade nei territori bagnati dal Calore e dal Sabato, ogni volta conosco produttori e nettari sempre più interessanti.

img_6493Una delle aziende visitate è stata Case d’Alto di Grottaminarda con l’eccezionale Taurasi DOCG.

img_6487Altro giacimento enoico è rappresentato da Feudo Apiano di Lapio che mi ha estasiato con il suo Fiano d’Avellino.

img_6473Per il Taurasi e l’Irpinia Aglianico non posso dimenticare le note sincere e tanniche dei vini dell’Az. Agr. Fiorentino di Paternopoli che hanno letteralmente appagato le papille seppur provate da alcune degustazioni precedenti, riassestandone i livelli gustativi. Immancabile invece la visita a Giancarlo Barbieri dell’Az. Sertura che con i suoi Fiano e Greco di Tufo, tra gli altri, mi ricrea sempre delle emozioni olfattive e gustative che avevo già avuto modo di conoscere durante una recente visita in Irpinia.

img_6497 E per terminare il tour vinicolo di questo 2017 è doveroso brindare a questa manifestazione, ma soprattutto ai produttori ed ai loro vini, andando a visitare il padiglione PALAEXPO dove si trovano i vini della Lombardia.

img_5982 Il primo incontro è con una grande produttrice di Franciacorta ma soprattutto con una delle donne del vino italiane Pia Donata Berlucchi della Fratelli Berlucchi che insieme alla figlia Tilli Rizzo mi accoglie come sempre a braccia aperte nel loro stand, dove si apprendono sempre delle belle novità, non solo nel mondo del vino ma anche, come in questo caso, nell’informazione da dare ai giovani su quello che ogni calice racchiude nella storia dell’uomo e di un territorio. Consapevolezza quindi nel bere in quantità modica, vini di alta qualità ma soprattutto sapendo che cosa rappresentano e possono dare come insegnamento. Altro amico e grande produttore franciacortino è Michele Bozza dell’Az. Agr. La Montina che ha presentato una assoluta rarità, Montecolo, solo poche centinaia di bottiglie magnum (520 pezzi per l’esattezza!) per festeggiare il trentesimo anniversario de La Montina.

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Sempre per proseguire questo brindisi al Vinitaly una visita allo stand di Mirabella, dove ho degustato un Franciacorta 120 mesi in Magnum con edizione limitata a 320 bottiglie.img_6010

Ma Vinitaly non è solo mostra del vino ma anche il fuorisalone, in cui le aziende organizzano per stampa, buyers, operatori della ristorazione , sia nel centro cittadino che nelle ville dei dintorni, decine di eventi uno più ricco dell’altro.

img_6189Tra gli inviti ricevuti ho scelto una location davvero affascinante Villa Arvedi in Valpolicella, che per l’occasione è divenuta la sede temporanea dell’Az. San Marzano, una delle più grandi aziende vinicole della Puglia, con cantina e vigneti a Manduria, che ha trasferito tutta la tradizione gastronomica pugliese nel parco e nel salone di questa villa, dando modo così di abbinare i propri vini ai piatti di questo gustoso territorio italiano.

img_6169 Una serata da favola, con musica, allegria e come da copione, buonissimi vini e ottimo cibo.

img_6268 Le luci su Vinitaly 2017 si sono appena spente ma già si inizia a pensare al prossimo, con la speranza che qualcosa migliori nella logistica e nei trasporti, che il clima che in questi giorni ha creato gravi problemi ai vignaioli, non si accanisca troppo e che quindi ci siano i presupposti per gustare ancora il meglio dell’enologia italiana, vanto della nostra economia e soddisfazione per chi in questo mondo mette la passione e la propria vita.

 

Crediti fotografici: Laura Cosci e Irina Lavnichenko

SUMMA CELEBRA IL SUO VENTENNALE

Un anniversario raccontato attraverso le testimonianze concrete di chi era presente sin dalla prima edizione, partner di prestigio e importanti nomi dell’enologia e della gastronomia internazionali.
In collaborazione con CARE’S – The Ethical Chef Days, il Walking Wine Dinner intitolato “Sette premium chef per Summa” di sabato sera 8 aprile aprirà la ventesima edizione della kermesse enoica di Magrè.
Summa, lo storico appuntamento enoico organizzato da Alois Lageder a Casòn Hirschprunn e Tòr Löwengang, Magrè (BZ), dedicato all’eccellenza vitivinicola internazionale, festeggia 20 anni.
Diventato ormai per moltissimi un momento irrinunciabile che apre la settimana del vino, Summa è allo stesso tempo una scelta consapevole di allontanarsi dal concetto stesso di fiera enoica, per avvicinarsi invece a uno scenario importante di condivisione e di viticoltura sostenibile e “vivibile”, in tutte le sue accezioni. Come dichiara Alois Clemens Lageder, sesta generazione dell’azienda, decisa a seguire la tradizione di famiglia e a conservarne la radicata filosofia, “Summa per me non significa solo un evento all’insegna del vino, ma è soprattutto un’occasione dove vignaioli, giornalisti, operatori di settore e visitatori interessati si ispirano reciprocamente, in un’atmosfera familiare ed accogliente. L’enorme forza che nasce da questo incontro influisce sulle nostre idee e sul nostro lavoro quotidiano. Questa è la quintessenza di Summa, che ci accompagna sin dall’inzio” e continua. “Come tutti gli anni, il programma di Summa sarà ricco di degustazioni di raffinate etichette – incluse le nuove annate di Alois Lageder – verticali, da citare quella del COR Römigberg, e seminari, gastronomia di qualità e visite guidate della cantina e dei vigneti”.
La grande novità sarà la serata di apertura di sabato 8 aprile, che darà risalto a questa ricorrenza attraverso il Walking Wine Dinner, intitolato Sette premium chef per Summa, sempre presso la tenuta. L’evento viene organizzato insieme ai vignaioli che partecipano a Summa e in partnership con Care’s – The Ethical Chef Days, progetto ideato dallo chef Norbert Niederkofler del ristorante St. Hubertus Rosa Alpina. “Trasmettere i valori di gastronomia e ristorazione sostenibili, rivolgersi direttamente ai consumatori, prendersi cura del territorio, valorizzarlo, rispettando l’ambiente e i ritmi della natura… questi i principi che ci legano alla manifestazione”, afferma Giancarlo Morelli, chef partner degli Ethical Chef Days.
Più di una vigilia, si può dire un’anticipazione del programma di Summa 2017, una festa che si annuncia entusiasmante: 80 vignaioli e sette cuochi di fama internazionale – Giancarlo Morelli, Anatoly Kazakov, Fratelli Costardi, Norbert Niederkofler, Thorsten Probost, Yoji Tokuyoshi e anche la squadra di Hannah & Elia, da anni partner di Summa – delizieranno con le proprie creazioni, basate su principi di stagionalità e regionalità, i palati di clienti, fornitori, giornalisti e wine lover presenti alla cena. In abbinamento, una selezione di oltre 80 etichette di Summa – 20th Anniversary. A seguire, un after dinner party con musica dal vivo e tanto divertimento.
20 anni di Summa
A vent’anni di distanza, è interessante ascoltare le parole del padrone di casa, Alois Lageder, ideatore, insieme con amici vignaioli e partner di una vita, di quella che oggi è diventata una rassegna enogastronomica di pregio riconosciuta a livello internazionale. Da quando si chiamava Quintett, ovvero da quando l’intenzione era ancora quella di invitare in tenuta cinque vignaioli da altrettante zone di produzione diverse, ne ha fatta di strada Summa, che oggi per l’edizione del suo ventennale arriva ad ospitare 83 produttori d’eccellenza provenienti da ogni parte del mondo: Italia, Francia, Austria, Germania, Kazakhstan, Nuova Zelanda, e USA. “La decisione di lasciare 20 anni fa il Vinitaly era stata presa non perché la manifestazione non fosse valida, ma proprio per il contrario: la manifestazione aveva raggiunto ormai un successo troppo grande e un numero di visitatori e ospiti così alto che nel nostro stand non riuscivamo più a gestire bene i nostri clienti importanti. La fortuna di essere vicini a Verona, ci offriva la possibilità di invitare i clienti qui in tenuta la sera, dopo una giornata passata in fiera”, afferma Alois Lageder. “Sono fiero che questa idea viva ancora oggi e che abbia avuto un’evoluzione che mai mi sarei immaginato vent’anni fa. Alla base di tutto c’è la volontà di dedicare tempo ai nostri ospiti, curarci di loro e avere la possibilità di un incontro approfondito e non superficiale”.
Da qui la scelta dei partner di Summa, amici vignaioli, e non solo, che con la manifestazione condividono valori, obiettivi e il desiderio di creare un momento unico legato dal fil rouge della produzione di alta qualità. Per la presentazione della prossima edizione, Alois Lageder ha voluto al suo fianco due aziende – Castello di Ama e Marchesi di Grésy – che con lui, sin dagli anni ottanta e novanta, hanno collaborato nel comune intento di far conoscere e valorizzare i propri vini e di costruire reti di distribuzione in Italia e all’estero, ma che hanno anche visto crescere di anno in anno il rendez-vous enoico di Magrè.
“Lorenza Sebasti con Ama è stata una delle cinque aziende che avevo avvicinato quando nel 1999 avevamo deciso di organizzare una presentazione dei nostri vini in occasione della Vinexpo presso un Chateau a Bordeaux. Eravamo venti produttori di quattro paesi, tra cui Château Brannaire Ducru e Château Canon La Gafelière di Bordeaux, Bürklin Wolf e Georg Breuer dalla Germania, Bründelmeier e Tement dall’Austria, Castello di Ama, Bruno Giacosa, Mario Schiopetto e noi dall’Italia. L’anno dopo, nel 2000, ripetemmo con lo stesso gruppo questa iniziativa che aveva riscontrato tanto successo a Bordeaux in occasione del Vinitaly presso la nostra tenuta. Così nacque il concetto Summa – allearsi per avere più successo – che si sviluppò nel tempo e che è tuttora valido e importante più che mai oggi”, dichiara Alois Lageder, e continua “Con Alberto di Grésy invece collaboriamo, anche dagli anni novanta, attivamente insieme negli USA con “Dalla Terra – direct import”, una struttura di distribuzione snella che ci dà la possibilità di tenere rapporti diretti con i distributori nei singoli stati”.
“Il bisogno di trasmettere i valori, l’amore e la passione che ruotano attorno al vino ci ha spinto fin dall’inizio a far parte di questa famiglia”, dice Lorenza Sebasti, e continua “Ricordo perfettamente l’appuntamento di Bordeaux del 1999 presso lo Chateau, in occasione di Vinexpo, è stato bellissimo essere lì insieme. In quel momento ci siamo resi conto della volontà comune di sì commercializzare il vino, ma di farlo in un’ottica di condivisione di valori e di familiarità. E per noi Summa riesce ancora a creare quest’atmosfera, a distanza di vent’anni”.
Alberto di Grésy, anche lui partner storico, ama parlare di Summa come di un’ “élite di vignerons, che rispettano i principi della vigna e credono in quello che fanno, in termini di rispetto sia per la natura sia per il consumatore. A Summa si ritrovano i produttori di quelli che amo definire ‘vini fini’”.
Filone trainante dell’evento continua a essere quello della sostenibilità: anche quest’anno Summa è certificata Green Event dall’Agenzia Provinciale per l’Ambiente. Continua inoltre l’esclusiva partnership con Demeter, il marchio internazionale che controlla e certifica il lavoro – e i prodotti – degli agricoltori che praticano la coltivazione biologico-dinamica. Attraverso Summa, Alois Lageder, da settembre 2016 nuovo Presidente Demeter Italia, continua la sua opera di promozione del partner, riservandogli spazi di presentazione di rilievo, allo scopo di accrescere la consapevolezza della comunità, sia tra i visitatori sia tra i produttori stessi.
Infine, anche per l’edizione 2017, vengono confermati il sostegno alla Casa della Solidarietà di Bressanone – che da anni accoglie e assiste persone bisognose, parecchie delle quali in condizioni di grave necessità, a cui verrà devoluto parte del ricavato della manifestazione – e la collaborazione con FAMOS – Oggetti speciali da persone speciali: i badge d’ingresso della manifestazione verranno realizzati dalle persone che lavorano nei laboratori protetti della comunità comprensoriale Oltradige-Bassa Atesina (BZ).
www.summa-al.eu

CHIANTI CLASSICO COLLECTION 2017: CUORE, CARATTERE, CULTURA

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Il 13 e 14 febbraio si è svolta alla Stazione Leopolda di Firenze si è svolta  la “Collection” del Chianti Classico  dove sono state presentate a stampa e addetti ai lavori le ultime annate del Gallo Nero.
Record del numero dei produttori partecipanti: 185 aziende, per un totale di 676 etichette,  57 anteprime da botte della vendemmia 2016 e 87 Chianti Classico Gran Selezione in degustazione.

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In periodi di anteprime enoiche ecco ad aprire le danze la presentazione delle nuove annate del Chianti Classico ai massimi esperti del settore, un’occasione unica per conoscere a fondo la denominazione, le sue etichette e le ultime novità da uno dei territori vinicoli più importanti del mondo.

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Tutto questo è stato Chianti Classico Collection, uno dei principali appuntamenti dell’agenda vitivinicola internazionale, che è stato “stappato”  il 13 e 14 febbraio scorsi sempre nel suggestivo scenario della Stazione Leopolda di Firenze, ormai consueta location della manifestazione.

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La vendemmia dei Trecento anni e l’importanza del territorio. Nel 2016 il Chianti Classico ha celebrato i suoi Trecento anni da quel lontano 24 settembre 1716, quando il Granduca Cosimo III de’ Medici decise di delimitare con un bando, per la prima volta nella storia, alcuni territori particolarmente vocati per la produzione enologica di alta qualità, fra cui quello del Chianti, dove oggi si produce il vino Chianti Classico. In questa ventiquattresima edizione della Collection sono stati presentati in anteprima i primi campioni di Chianti Classico prodotti in questa storica annata.

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È proprio la centralità di questo territorio, cui è stato reso omaggio nel 2016, che quest’anno ha ispirato la manifestazione. La Collection ha offerto infatti l’occasione per discutere sul valore dell’origine del prodotto e sulla sua protezione, non solo a garanzia del consumatore ma anche a tutela del produttore. La tavola rotonda “L’importanza di chiamarsi… Chianti Classico” ha visto coinvolti esponenti delle denominazioni che hanno aderito alla Joint Declaration to Protect Wine Place & Origin, un’alleanza transnazionale con il fine di promuovere la tutela dei territori e dei marchi di origine, nata nel 2005 e che oggi conta 20 membri, tra cui il Chianti Classico, unico portabandiera dell’Italia.

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“Questa è la quinta volta che partecipo alla Chianti Classico Collection come Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico – afferma Sergio Zingarelli – e sono sempre più consapevole dell’importanza di questo evento che ogni anno cresce, portando a Firenze giornalisti e operatori da tutto il mondo. Si può ben dire che il nostro “anno del vino” inizi con la Collection e ritengo doveroso cogliere l’occasione per continuare a sottolineare l’importanza del nostro territorio nei suoi molteplici aspetti, che vanno dalla bellezza paesaggistica, alla vocazione enologica, al suo aspetto umano e sociale. L’edizione di quest’anno, la ventiquattresima, parla di un grande rafforzamento della denominazione: oltre ai numeri economici, la partecipazione sia da parte dei soci che della stampa e degli operatori di settore segna un record storico.”

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I numeri della Leopolda del Vino. 185 aziende per 676 etichette in degustazione. Un totale di 9000 bottiglie che sono state aperte e servite da una squadra di 50 sommelier in due giorni di manifestazione alla presenza di oltre 250 giornalisti provenienti da 30 diversi paesi del mondo e più di 1800 operatori, italiani e stranieri. 57 le anteprime da botte dell’annata 2016 e ben 87 le etichette di Chianti Classico Gran Selezione.

Alla Leopolda è stato possibile assaggiare in degustazione anche gli oli di 28 aziende produttrici di DOP Chianti Classico.

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Partner della manifestazione sono stati anche quest’anno importanti nomi dell’enogastronomia e dell’industria a questa legata, come alcuni dei migliori prodotti DOP italiani che, sotto il cappello istituzionale di AICIG (l’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche), si sono presentati al pubblico della Collection attraverso incontri e degustazioni a cura di: Consorzio Tutela del Formaggio Parmigiano-Reggiano DOP, Consorzio del Prosciutto Toscano DOP, Consorzio di Tutela Oliva da Mensa La Bella della Daunia DOP, Consorzio per la Tutela del Formaggio Mozzarella di Bufala Campana DOP, Consorzio di Tutela Pecorino Toscano DOP, Consorzio di Tutela Pomodoro di Pachino DOP, Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP, Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola DOP, Consorzio di Tutela della Ricotta di Bufala Campana DOP, Consorzio Finocchiona IGP. Tra i collaboratori storici della “Collection” anche RCR, Firenze Parcheggi, l’Acqua di Toscana® San Felice e Pulltex.

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I primi dieci anni di Podere Monastero

 

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La Pineta e Campanaio, con l’annata 2015, tagliano il traguardo delle dieci vendemmie

Quando nel 2000 l’enologo Alessandro Cellai decise di produrre un grande Pinot Nero nel cuore della Toscana, terra vocata a grandi vini rossi ma estranea a uno dei vitigni più pregiati e difficili al mondo, l’idea sembrò a molti bizzarra, e solo l’esperienza, l’abnegazione e il talento riconosciuto dell’enologo senese impedirono di classificarla come folle se non addirittura impossibile.

Dopo una lunga ricerca, Cellai trovò a Castellina in Chianti, a 500 metri di altitudine, tra le dolci colline del Chianti senese, i terreni più adatti per piantare i cloni e i porta innesti da lui personalmente selezionati tra i più prestigiosi vivaisti della Francia. Seguì uno scrupoloso lavoro in vigna e poi in cantina per portare a compimento l’ambizioso progetto.

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Un sogno al quale l’enologo si è dedicato con grande passione e cura e che nel 2006 ha portato alla luce le prime bottiglie di La Pineta, 100% Pinot nero, e di Campanaio, 50% Cabernet Sauvignon e 50% Merlot, due rossi di grande personalità, per esaltare al massimo le caratteristiche peculiari dei vitigni che li compongono, senza oscurare i lati positivi del terroir di questo meraviglioso angolo di terra toscana.

Due grandi vini resi ancora più unici e preziosi grazie alle originali etichette realizzate in esclusiva per Podere Monastero dallo scultore tedesco di fama internazionale Konrad Winzer, in virtù di una lunga e sincera amicizia che lo lega ad Alessandro Cellai, che ha disegnato anche la speciale etichetta commemorativa dell’annata 2015. A distanza di dieci anni, e dopo numerosi riconoscimenti e premi, la sfida di Cellai può dichiararsi vinta brillantemente.
Oggi La Pineta e Campanaio sono due vini rinomati a livello internazionale, riconosciuti da addetti ai lavori e testate di caratura mondiale, con una produzione centellinata ma significativa ed una distribuzione che copre 20 paesi in tutto il globo (tra gli altri Australia, Brasile, Cina, Russia e Usa), comprese le cantine dei più prestigiosi ristoranti stellati d’Italia e all’estero.

“Sono davvero felice e orgoglioso di aver raggiunto questo traguardo – dichiara Alessandro Cellai – per il quale mi sento in dovere di esprimere profonda gratitudine a tutte le persone che mi hanno dato coraggio e mi hanno supportato nei momenti nei quali sembrava un miraggio raggiungere le 10 vendemmie”.

Annata dopo annata, sorso dopo sorso, un emozionante viaggio attraverso la storia di questa piccola ma già grande eccellenza dell’enologia italiana.

L’azienda vinicola Podere Monastero è situata a Castellina in Chianti, nel cuore della Toscana, a circa 500 metri di altitudine. Nasce nel 2000 per volontà del proprietario ed enologo Alessandro Cellai con l’unico obbiettivo di produrre un grande Pinot Nero. La superficie vitata è di 3 ettari rigorosamente gestiti secondo le leggi della biodinamica, di cui soltanto 1,5 destinati a Pinot Nero. I restanti 1,5 sono destinati a Cabernet Sauvignon (50%) e Merlot (50%).
Il Pinot Nero, sebbene di non facilissima adattabilità in Italia, è considerato uno tra i migliori vitigni al mondo, capace di dare vini di straordinaria eleganza ed armonia. E’ stata proprio questa la sfida: produrre un grandissimo vino in una terra famosa per altri vitigni, ma non per questo.

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La Pineta (100% Pinot Nero) nasce con questa filosofia; ogni vite viene curata fin dalla potatura, impostando fin da subito una produzione di grande qualità. Il sistema di allevamento è rigorosamente a guyot con una carica di gemme che non supera mai le 6-7; la produzione per ceppo si aggira intorno ai 400 grammi che, raccolti rigorosamente a mano e sempre a mano diraspati, vengono fatti fermentare in tinella di rovere francese (allier) a temperatura controllata per circa 20 giorni. Alla svinatura il vino viene messo in barriques (sempre in allier media tostatura) per un affinamento complessivo di circa 12 mesi compresa la fermentazione malo lattica, prima di essere imbottigliato.

Campanaio 2015 RidCampanaio (50% merlot e 50% Cab. Sauvignon), seppur fatto con uvaggi più comuni alla zona di produzione del Chianti, è anch’esso frutto di scrupolosa attenzione fin dalla scelta delle barbatelle. Il sistema di allevamento è il cordone speronato e la produzione massima per ceppo non supera mai i 650 grammi. La fermentazione viene fatta in legno a temperatura controllata per circa 4 settimane compresa la macerazione; la fermentazione malo lattica e il relativo affinamento per ulteriori 12 mesi vengono fatti in barriques di rovere francese (allier).In questo vino si percepisce immediatamente la grande struttura e complessità anche se la dolcezza dei tannini gli dona grande morbidezza ed eleganza fin dalle prima fasi dell’affinamento.

Podere Monastero produce anche la Grappa di Pinot Nero Riserva, una grappa vera, molto morbida e raffinata che rispecchia il vitigno Pinot Nero, e viene affinata per 60 mesi nelle stesse barriques che hanno ospitato il vino La Pineta.

CASTELLO DI MELETO PRESENTA LE SELEZIONI DI VIGNA

A Chianti Classico Collection il nuovo Chianti Classico Vigna Poggiarso affiancherà Vigna Casi per presentare il progetto microselezioni, firmato dall’azienda.

Il futuro è nella “Vigna”. E’ questo il percorso intrapreso con decisione da Castello di Meleto, grazie al lavoro impostato dall’agronomo Giovanni Farina e dall’enologo Matteo Menicacci. Chianti Classico Collection sarà l’occasione per presentare la nuova produzione Vigna Poggiarso che, dopo Vigna Casi, rappresenta la seconda etichetta realizzata nel progetto di valorizzazione delle microzone di proprietà.

Con un’estensione di 1000 ettari di cui circa 160 a vigneto, situati in diverse condizioni di suolo, pendenza, esposizione e microclima nel Comune di Gaiole in Chianti, l’azienda ha avviato un lungo lavoro di selezione, individuando le vigne dove il Sangiovese si esprime meglio. Queste sono destinate a diventare una vera e propria collezione di produzioni che esprimono il carattere di ogni specifico vigneto.

Durante la degustazione alla Stazione Leopolda sarà quindi possibile comparare le diverse espressioni del Sangiovese delle annate 2015 e 2016, oltre al Chianti Classico Gran Selezione 2013.

Accanto a Vigna Casi, il Chianti Classico Riserva prodotto dalle uve del migliore vigneto del podere Meleto, sarà in degustazione, per la prima volta, il Vigna Poggiarso, ottenuta nella parte della tenuta più arida e fredda della proprietà, dove le altitudini sfiorano i 530 metri slm.

I vini presenti all’Anteprima:
VIGNA POGGIARSO: Qui il Sangiovese trova condizioni climatiche estreme, che determinano una scarsa produzione ma l’alta qualità dei vini e, in particolare, dei profumi grazie alle forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Il terreno è argilloso con grandi quantità di scheletro composto da alberese e galestro.

VIGNA CASI: Situata nella valle ai piedi del borgo medievale di Vertine, presenta clima temperato grazie alla presenza di boschi che la circondano. Il Sangiovese trova qui condizioni ideali di terreno caldo e clima fresco, che permane anche nei periodi più siccitosi.

CAMBOI: è l’ultimo nato, novità assoluta per il territorio, un vino ottenuto da Malvasia Nera del Chianti, vinificata in purezza. Un vitigno che in tempi recenti rischiava la scomparsa perché difficile da coltivare che grazie al Camboi è diventato la massima espressione del territorio. Un vino che, oggi, rappresenta la vera rinascita di Castello di Meleto.

Per saperne di più:
Castello di Meleto è l’unica azienda del Chianti Classico a possedere un castello del XI secolo, perfettamente conservato, oggi splendida struttura ricettiva. Con un’estensione di più di mille ettari, in Comune di Gaiole in Chianti, rappresenta un perfetto esempio di fattoria completa. Produzione bandiera è il Chianti Classico.

VINO NOBILE: DALL’11 AL 13 FEBBRAIO FORTEZZA APERTA PER TUTTI I WINE LOVERS

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Nella Fortezza di Montepulciano 45 aziende presenteranno le loro eccellenze. Giunta alla sua 24esima edizione, l’Anteprima si riconferma l’evento di riferimento nel territorio. Si consolida l’evento per gli appassionati con tante attività in programma in tutta la città. Attesi in tre giorni oltre 3 mila operatori

Da ventiquattro anni è il grande evento del territorio dedicato al Vino Nobile di Montepulciano. L’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano torna dall’11 al 13 febbraio nella Fortezza di Montepulciano con 45 aziende, oltre la metà dell’intera denominazione, per far conoscere le nuove annate di vini in commercio da quest’anno, il Vino Nobile 2014 e la Riserva 2013. Una passerella internazionale per il pregiato rosso Docg, e il Consorzio del Vino Nobile ha voluto, per il terzo anno consecutivo, aprire le porte anche al pubblico dei wine lovers, oltre che degli operatori e dei buyer. “L’anno scorso abbiamo accolto oltre 3 mila operatori, ma soprattutto tanti appassionati da fuori regione che hanno raggiunto Montepulciano con la buona scusa di degustare il Nobile – spiega il Presidente del Consorzio, Andrea Natalini – segno evidente che questo è ormai da considerarsi a tutti gli effetti uno dei maggiori eventi della città”.

Il programma. L’Anteprima 2017 si aprirà come detto l’11 febbraio, nell’ormai consueta sede dell’antica Fortezza, con i wine-tasting riservati ai professionisti del settore ed agli enoappassionati, dalle 14 alle 18.30 e proseguirà domenica 12 dalla 11 alle 18.30, mentre lunedì 13 dalle 11 alle 17.

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Le attività collaterali. In linea con la sua identità di manifestazione che esprime la forte vocazione di un territorio, anche quest’anno l’Anteprima del Vino Nobile sarà accompagnata da una serie di iniziative che hanno coinvolto la cittadinanza ed i visitatori, attribuendo al periodo anche il carattere di una festa dell’intera comunità. Sabato 11 e domenica 12 febbraio, al di fuori della Fortezza, nelle enoteche e nei bar che hanno aderito all’iniziativa “Aperitivo in Rosso”, protagonista sarà in questo caso il Rosso di Montepulciano DOC, vino pregiato quanto il Nobile ma di più facile approccio, particolarmente amato dal pubblico più giovane ed in generale dai consumatori per il suo eccellente rapporto qualità – prezzo. Dalle 18.00 alle 20.00 la clientela ha potuto gustare, al prezzo di 8,00 Euro, un aperitivo con tre assaggi di Rosso accompagnati da prodotti locali (bruschetta con olio extravergine, salumi, formaggi e pane toscano).

Nell’ambito del premio “Le belle vetrine”, poi, i commercianti e gli artigiani del centro storico e delle sue immediate vicinanze sono stati invitati ad allestire le proprie vetrine e botteghe ispirandosi all’Anteprima e al Vino Nobile. E’ stato anche assegnato un tema, l’arte, più nel dettaglio il vino nelle arti figurative, richiamando così la grande mostra “Il buon secolo della pittura senese – Dalla maniera moderna al lume caravaggesco” che avrà luogo dal 18 Marzo al 30 Giugno nei musei di Montepulciano, Pienza e S.Quirico d’Orcia. Entrambe le iniziative sono state organizzate e coordinate dalla Pro Loco di Montepulciano.

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Lunedì 13 alle 11 si svolgerà il seminario “I menù del cuore ed il Nobile: un matrimonio possibile” a cura del medico nutrizionista Dott. Giorgio Ciacci, nell’ambito di “Cardiologie aperte”, la Settimana della prevenzione delle malattie cardiovascolari indetta dalla USL Toscana Sud Est presso gli Ospedali Riuniti della Valdichiana Senese – Montepulciano.

Le Aziende partecipanti all’edizione 2017

Antico Colle, Avignonesi, Barbanera, Bindella, Boscarelli, Canneto, Cantina Del Giusto, Carpineto, Casa Vinicola Triacca, Casale Daviddi, Contucci, Croce di Febo, Dei, Fanetti, Fassati, Fattoria del Cerro, Fattoria della Talosa, Fattoria La Braccesca, Gattavecchi, Godiolo, Icario, Il Conventino, Il Macchione, Il Molinaccio, La Ciarliana, Le Badelle, Le Berne, Le Bertille, Lombardo, Lunadoro, Metinella, Montemercurio, Nottola, Palazzo Vecchio, Podere della Bruciata, Poliziano, Priorino, Romeo, Salcheto, Tenuta Gracciano della Seta, Tenuta Tre Rose – Bertani Domains, Tenuta Valdipiatta, Tiberini, Vecchia Cantina, Villa Sant’Anna.

Per maggiori informazioni sull’anteprima, sugli eventi collaterali e sui pacchetti di soggiorno predisposti dalla Strada del Vino Nobile di Montepulciano e dei sapori della Valdichiana è possibile consultare il sito www.anteprimavinonobile.it

Tasting Lagrein 2016, la prima volta del Kretzer

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Sono tre quest’anno le etichette premiate dai “Lagrein Awards”: rosso, riserva e rosato assegnati a piccoli e grandi produttori, in comune per tutti qualità e tipicità.

Continuano le giornate del vino di Fiera Bolzano. Proprio in queste ore infatti sono in degustazione i vini vincitori del premio Tasting Lagrein, organizzato come di consueto in collaborazione con il Consorzio Vini Alto Adige. La rassegna dedicata al vitigno autoctono a bacca rossa più rappresentativo della regione si è svolta ieri in contemporanea a Vinea Tirolensis, la manifestazione che coinvolge ogni anno oltre 70 Vignaioli altoatesini.

In concomitanza con l’esposizione, una giuria internazionale di giornalisti ed esperti del settore ha degustato e riconosciuto i migliori Lagrein, Lagrein Riserva e – novità di quest’anno nella premiazione – Lagrein Rosato (Kretzer).

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“70 vini, due comuni denominatori: il Lagrein e l’Alto Adige. Un assaggio perfettamente esplicativo della varietà, nelle sue tre tipologie, se si considerano il Rosato e la Riserva. La media qualitativa è stata altissima e ciò che vien fuori è una qualità basata non solo sulla bontà, ma e soprattutto sulla tipicità, l’aderenza al territorio e la precisione stilistica.” – è quanto afferma il Presidente di giuria Giuseppe Carrus, giornalista del Gambero Rosso e vicecuratore della guida Vini d’Italia – “È per questo che le annate vengono fuori molto bene, a partire dall’ultima 2015, passando per la 2014 e concludendo con alcuni vini frutto della 2013, 2012 e 2011. Il Lagrein si conferma un grande vino Altoatesino, capace di sorprendere nelle annate più giovani, ma di dare grandi soddisfazioni anche a qualche anno dalla vendemmia”.

La categoria “Miglior Lagrein” assegna l’award all’Alto Adige Lagrein DOC 2015 di Untermoserhof di Georg Ramoser, vignaiolo che nelle ripide vigne a Santa Maddalena produce vini di grande intensità. Il premio “Miglior Lagrein Riserva” va invece, per la terza volta nella storia della rassegna, a una realtà cooperativa: Cantina Produttori Bolzano con il loro Alto Adige Lagrein Riserva DOC Taber 2014. Infine nella neonata categoria “Miglior Lagrein Rosato (Kretzer)” a trionfare è l’Alto Adige Lagrein DOC Rosé 2015 di H. LUN. Il risultato è una qualità diffusa sia tra i piccoli vignaioli, sia tra le grandi cantine cooperative della regione.

Bilancio positivo per tutti gli appuntamenti legati al vino che hanno impreziosito la rassegna dedicata all’ospitalità e alla gastronomia. Numeri di successo per la tredicesima edizione di Autochtona, che si è svolta il 24 e 25 ottobre, registrando il record di 1.300 presenze, con oltre 80 produttori provenienti da 16 regioni diverse d’Italia, per un totale di 320 etichette autoctone.

L’appuntamento con la prossima edizione di Autochtona è il 16 e 17 ottobre 2017, come sempre a Fiera Bolzano.

Tutte le informazioni:

www.autochtona.it

www.facebook.com/Autochtona

www.twitter.com/Autochtona

https://www.youtube.com/user/autochtonatv

Albana, Sangiovese e Pagadebit sbarcano in spiaggia

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A Cesenatico, Milano Marittima e Pinarella il Consorzio Vini di Romagna promuove alcune delle sue eccellenze enologiche

Il Consorzio Vini di Romagna è sempre impegnato nella promozione e nella valorizzazione dei vini romagnoli, fuori e dentro i confini nazionali. Così dopo le trasferte primaverili al Vinitaly di Verona e al Prowein di Düsseldorf (Germania) e in attesa della trasferta autunnale negli USA, il Consorzio Vini di Romagna in questa estate 2016 punta anche sulla Riviera “di casa” per far conoscere e apprezzare i vini ai tanti turisti che affollano le spiagge emiliano romagnole in questo periodo.

Pinarella

Fino al 12 agosto, in quattro stabilimenti balneari si svolge l’iniziativa “Vini di Romagna – DOP ON THE BEACH”. A Cesenatico al Bagno Vally n.53 e al Bagno Nettuno levante n.28, a Milano Marittima al Bagno Dario n.315/316 e a Pinarella di Cervia al Bagno Giardino n.72/73 saranno allestiti dei corner promozionali e, in base a un calendario concordato con le strutture, saranno presenti due giovani enologhe con l’obiettivo di invitare all’assaggio il pubblico. Un assaggio che riguarderà: Romagna Albana DOCG, Romagna Pagadebit DOC nelle versioni fermo e frizzante, Romagna Sangiovese DOC.

I corner saranno ben visibili grazie alla presenza di materiale promozionale realizzato ad hoc per l’evento: vele, t-shirt per il personale, depliant-invito all’assaggio dei vini, che verranno serviti in calici serigrafati con il marchio del Passatore, simbolo del Consorzio Vini di Romagna.

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«La nostra amata riviera romagnola è da oltre cinquant’anni uno dei contesti turistici più visitati dell’estate. Siamo convinti che i vini di qualità della Romagna debbano sempre accompagnare la villeggiatura di chi sosta sulle nostre spiagge, contribuendo a mostrare e far ricordare un territorio orgoglioso e coeso, che vive delle proprie tipicità», sottolinea il Presidente del Consorzio Vini di Romagna, Giordano Zinzani. «Si tratta di una prova rivolta al consumatore per far conoscere alcune tipologie della DOP Romagna e testarne il gradimento in contesti in cui i nostri vini sono ancora poco utilizzati. Siamo certi del valore dei nostri prodotti DOP e pronti a proseguire il progetto qualora confermi le attese».

“Rosalaura”, il Sangiovese di Romagna che non ti aspetti

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La Tenuta Colombarda, azienda vinicola romagnola, ha vinto la medaglia d’argento all’ultima edizione del “Rosé du monde 2016” con il vino Igt Rubicone Rosato “Rosalaura” 2015, un vino ottenuto da sole uve Sangiovese in purezza e vinificato in acciaio.

Tenuta Colombarda, che esiste dal 1850, ha ottenuto questo vino rivoluzionando il proprio metodo di lavoro volto alla qualità e al rispetto delle tradizioni e del territorio. L’azienda si trova a San Vittore di Cesena (FC) a circa 250 metri s.l.m., tra i morbidi rilievi dell’Appennino cesenate e il mare Adriatico e gode delle migliori condizioni ambientali grazie al particolare microclima e alla ricchezza dei terreni composti da preziose arenarie.

Al naso “Rosalaura” si presenta pulito, di buona intensità e persistenza. Sentori floreali di viole, rose e iris si mescolano piacevolmente a ricordi di frutta fresca di fragole, ribes e more. Finale di erbe aromatiche e agrumi. Al palato è fresco, dal frutto succoso e piacevolissimo nel ritmo acido. Chiusura sapida appena salata. Ottimo rosato da abbinare a piatti di pescato, carni bianche e uova.

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Tecnologia d’avanguardia, tecnici esperti e l’enologo italo-francese Giuseppe Meglioli hanno contribuito negli anni a uno studio accurato e attento sui vitigni autoctoni, in modo da poter essere vinificati in purezza per ritrovarne le caratteristiche originali. Il lavoro di studio sulle relazioni fra vitigno autoctono e territorio sono cominciati qualche anno fa con notevole impegno di risorse. La Tenuta Colombarda applica una viticoltura ragionata sui vigneti nel rispetto dell’ambiente e dell’uomo attraverso accorgimenti moderni. La scelta aziendale è quella di lavorare solo vitigni autoctoni in purezza e in acciaio per meglio valorizzare territorio e vitigno. In cantina, di fatto, la tecnologia serve per preservare un frutto già sano in partenza e tutti i vini, da quando sono nelle vasche a quando vanno in bottiglia, sono sottoposti a un controllo ferreo di assaggi e continue analisi di laboratorio, secondo un programma preciso per garantire la qualità sensoriale del vino che il consumatore berrà.

www.colombarda.it