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FESTA DELLE DONNE DEL VINO PIEMONTE. Tema: “Donne, Vino e Cinema”

La festa delle Donne del Vino Piemonte 2018, verrà celebrata al Museo Nazionale del Cinema di Torino presso la Mole Antonelliana, sede prestigiosa e altamente rappresentativa del mondo e
della storia del cinema.
L’iniziativa è organizzata con la partecipazione di professionisti che argomenteranno su donne, vino e cinema.
Modera il convegno Giusi Mainardi, studiosa delle valenze storiche culturali e simboliche che riguardano il mondo della vite e del vino. Dal 1999 è direttrice di OICCE Times, rivista enologica italiana.
Aprirà il convegno il critico cinematografico e direttore artistico Steve Della Casa che, combinando la sua esperienza critica a quella organizzativa e culturale, analizzerà la stretta connessione tra il
mondo del cinema e il mondo femminile.
Interverrà la nota registra e sceneggiatrice Emanuela Piovano. Fortemente legata al mondo del vino che racconterà la sua esperienza come registra vignaiola attraverso il suo film “Le Stelle Inquiete”, interamente girato in una vigna del Piemonte.
Silvana Delfuoco, nota giornalista dalle molte collaborazioni con testate operative nel settore del turismo e dell’enogastronomia, tratterà il tema “il vino nel cinema”, un immagine spesso in
chiaroscuro; ma con la presenza femminile nasce il rapporto con la terra, la vigna e il paesaggio.
L’evento verrà filmato dal regista emergente Egon Uptino, e successivamente pubblicato. Il Piemonte, con i suoi meravigliosi paesaggi viticoli oggi riconosciuti dall’UNESCO patrimonio
dell’Umanità, ha sempre avuto uno stretto rapporto col mondo cinematografico ed è stato eletto da numerosi artisti come dimora.
Con questo evento, a 35 anni dalla sua scomparsa, si celebra Vittorio Nino Novarese, costumista, scenografo e sceneggiatore italiano, vincitore di due premi Oscar per i migliori costumi: nel 1964
per “Cleopatra” e nel 1971 per “Cromwell”, fortemente legato al Monferrato, avendo soggiornato a lungo nella propria casa di Cassine (AL).
Renata Cellerino, Delegata del Piemonte, con le sue associate, confida che la contaminazione tra il mondo del vino e del cinema possa accrescersi e consolidarsi anche a seguito di questa gioiosa
esperienza.
La serata si concluderà con la degustazione dei vini offerti dalle Donne del Vino del Piemonte.

“I MIGLIORI VINI ITALIANI DI LUCA MARONI” HA REGISTRATO UN GRANDISSIMO SUCCESSO DI PUBBLICO

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I NUMERI SONO IMPORTANTI: 150 le aziende coinvolte, 400 le etichette in degustazione, 15.000 i bicchieri di vino versati, 400 gli operatori del settore e oltre 100 i prodotti gastronomici laziali provenienti da Terre Ospitali dei Castelli Romani e dall’Associazione Chicche della Tuscia.

Luca Maroni con una coinvolgente kermesse ha inaugurato l’edizione 2018 della manifestazione I GRANDI VINI ITALIANI: dal vino alla poesia, vibrante ed emozionante è stato il suo discorso di amore puro che lo lega al vino e alla sua ricerca, senza fine della vibrante bellezza dell’animo umano. Ha quindi presentato l’Annuario 2018 dei vini e, insieme, anche il, fresco di stampa, Annuario delle migliori poesie mondiali, declamando il “Canto Bacchico” di Aleksandr Puskin. Durante la serata sono stati premiati i migliori produttori italiani, celebrati e messi al centro della scena da Luca Maroni per la loro passione, integrità e costanza nel perseguire l’eccellenza! Il miglior produttore è stata l’Azienda Barbanera Duca Di Saragnano.

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I premi dei vini sono stati moltissimi e sono stati dedicati ai migliori vini rossi, bianchi, rosati, dolci, spumanti e Franciacorta.

Sono stati riconosciuti eccellenze senza compromessi, con 99 punti su 99, ben 17 etichette.

Sono le seguenti:

  • TABIANO BIANCO 2016 MONTECAPPONE,

  • SUADENS BIANCO 2016 NATIV, CARAVAGGIO BIANCO 2016 CANTINA ROMAGNOLI,

  • NERO A METᾺ 2015 MASTROBERARDINO,

  • MERLOT ROSATO 2016 TENUTA ULISSE,

  • ROMA DOC EDIZIONE LIMITATA 2015 POGGIO LE VOLPI,

  • ATOS CORTE MEDICEA 2015 BOLLINA,

  • 62 ANNIVERSARIO PRIMITIVO 2014 CANTINE SAN MARZANO,

  • EDIZIONE 5 AUTOCTONI FARNESE FANTINI,

  • MONTEPULCIANO D’ABRUZZO JANÙ 2014 JASCI & MARCHESANI,

  • KAPNIOS 2015 MASSERIA FRATTASI,

  • LACCENTO RUCHÈ DI MONFERRATO DOCG 2016 MONTALBERA,

  • BARBERA D’ALBA ELENA LA LUNA 2015 ROBERTO SAROTTO,

  • MASSO ANTICO PRIMITIVO DEL SALENTO IGT 2015 SCHENK ITALIAN,

  • TOSONE BARRIQUE 2016 TOSONE,

  • LACRIMA DI MORRO SUPERIORE QUERCIANTICA 2016 VELENOSI VINI,

  • BEN RYÈ 2015 DONNAFUGATA.

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La novità più dirompente è stata la nascita, presso l’Orto Botanico di Roma di “Vigneto Italia”: da un progetto di Luca Maroni, in collaborazione con l’Università La Sapienza, è stata realizzata la raccolta di 154 Vitigni Autoctoni Italiani, che dona alla nazione la memoria (e la vita) della sua ricchezza vitivinicola. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione di VCR, Vivai Cooperativi Rauscedo, leader mondiale nel campo della vivaistica viticola, di Leonello Anello, massimo esperto italiano della viticoltura biodinamica e della professoressa Loretta Gratani direttrice del Museo Orto Botanico. Cosi, sabato 17 febbraio alle ore 11.00, alla presenza di tutti gli attori coinvolti, di una folta rappresentanza di produttori, provenienti da tutte le regioni italiane, della stampa e del pubblico si è svolta la prima piantumazione di 6 barbatelle: i vitigni erano due di provenienza laziale (il bonvino e il cesanese) come omaggio alla terra ospitante e uno piemontese, il nebbiolo, vero re dei vitigni rossi italiani. “la VCR – Rauscedo ha aderito con grande entusiasmo a questo progetto perché è il modo più efficace di raccontare le specificità della ricchezza vitivinicola di ogni regione: è, quindi importante, realizzare questa collezione includendo vitigni con il nebbiolo o lo schioppettino ma è ugualmente importante inserire piccole chicche, quasi dimenticate. La Rauscedo è la più grande azienda consortile vivaistica italiana, nata nel 1930, nel periodo delle grandi ondate migratorie italiane: come l’Italia si fonda sul lavoro di tutti i suoi componenti!”. Non poteva mancare all’impianto anche il responsabile gestionale dell’impianto, Leonello Anello, uno dei massimi esperti di biodinamica italiani: “Quando Luca (Maroni) si trova ad affrontare una situazione complicata, mi chiama! – scherza l’agronomo – Qui ogni pianta avrà necessità climatiche, di terreno, di sole e di acqua differenti: solo con la biodinamica si potrà affrontare una complessità simile: spero quindi di riuscire nell’intento e di farle prosperare. La scelta di piantare le barbatelle ad alberello è stata fatta per ottimizzare lo spazio, che non era moltissimo, e poter inserire più piante possibile.” La professoressa Loretta Gratani ha concluso dicendo che questa raccolta si va a unire a quelle già presenti nell’Orto Botanico e gli sarà data la giusta importanza ed era felice della larga presenza di produttori a questo primo impianto. Esso, condizioni climatiche permettendo, verrà ultimato entro il mese di marzo.

DEGUSTAZIONI POLIMATERICHE, ANALISI SENSORIALE & PRIMO ANNUARIO DELLE MIGLIORI POESIE MONDIALI

Novità assoluta di quest’anno sono state le degustazioni polimateriche: Luca Maroni ha condotto i visitatori in un percorso polisensoriale coinvolgendoli in esperienze gustative complesse che uniscono le fragranze del vino, le essenze delle mastre profumiere Ambra e Giorgia Martone della ICR Cosmetics di Milano, ed i profumi naturali del legno e del cibo, a formare un mix inaspettato di coinvolgimento sensoriale. Infatti, lo chef stellato Franco Madama (Ristorante Magnolia – Grand Hotel Via Veneto) per richiamare il percorso del legno, ha presentato un suo piatto, che è un vero e proprio quadro, ispirato ad una passeggiata nel bosco chiamato MUSCHIO.

Questo percorso rientra in un progetto di SPERIMENTAZIONE POLISENSORIALE che ha condotto Luca Maroni sia a realizzare queste degustazioni complesse che a dar luce al primo “Annuario delle Migliori Poesie Mondiali”. In pratica ha proseguito ad applicare il suo metodo di analisi alla poesia per regalare all’uomo un percorso che lo renderà migliore: “Niente può donare e giovare di più – all’animo umano – dice il critico – che un suo avvolgersi e compenetrarsi alla più alta espressione dell’umana poesia. Solo così l’anima troverà in sé stessa, l’individuo nel suo spirito, ciò che lo renderà migliore…”. Luca Maroni ha infatti selezionato ben 999 opere di 182 artisti provenienti da 34 nazioni, privilegiando quelle “capaci di muovere il cuore anche con un verso solo”.

Durante la manifestazione si è dunque dato vita a un vero e proprio spettacolo sensoriale che ha coinvolto i partecipanti a saggiare, valutare e scoprire i riflessi odorosi e i sentori profumati di legni, vini ed essenze di mastri profumieri e un piatto di uno chef stellato per la prima volta degustati in comparazione l’uno con l’altro.

Lo Chef Franco Madama del ristorante Magnolia del Grand Hotel Via Veneto di Roma è un bolognese che vanta grandi esperienze in cucine stellate fin da giovane età: per lui la cucina è sempre stata una vera e propria vocazione e, come Luca Maroni, la vive come una sfida quotidiana. Conquista la sua prima stella durante la conduzione del ristorante Inkiostro di Parma e da tre anni è Chef Executive del ristorante Magnolia del Grand Hotel Via Veneto (5*****L) di Roma ove appena arrivato ha visto riconfermata la stella! Le analogie con Maroni non finiscono qui: infatti lo Chef lavora moltissimo sulla ricerca del prodotto sul territorio fornendosi da piccole aziende di eccellenza e crea i suoi piatti sulle sensazioni nate da un suo vissuto, un vero e proprio quadro che, come tutti i suoi piatti, sia a livello visuale che a livello concettuale trasmettono un’immagine, un’emozione, una percezione olfattiva che si armonizza, appunto, con i percorsi creati da Luca Maroni.

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LE CHICCHE DELLA TUSCIA

La Tuscia possiede una fenomenale bellezza, le “Chicche della Tuscia” è un’associazione tra produttori che vuole promuovere il territorio della Tuscia al di fuori dei suoi confini. Il suo cuore è un gruppo di imprenditori che lavorano con passione e professionalità nel settore agro-alimentare, artigianale e turistico. Il fine è alimentare lo spirito collaborativo e creare sinergie che contribuiscono allo sviluppo sostenibile e al benessere economico e sociale del territorio della Tuscia. Alla Manifestazione I Migliori Vini Italiani di Luca Maroni sono intervenuti il Caseificio Agricolo Radichino che ha portato alcuni tra i migliori dei formaggi da loro prodotti; i Lamponi dei Monti Cimini – Azienda Agricola di Massimiliano Biaggioli, di Viterbo che ha portato tutti i prodotti a base di lamponi come il sale ai lamponi o la polvere di lamponi e naturalmente le loro confetture; i Sapori di Ieri che ha portato biscotti, marmellate, ma anche dado biologico; ed Avelloil che ha portato il loro olio di nocciole ma anche le nocciole e la pasta di farina di nocciole oltre ai preziosi pistilli di zafferano. Per il pubblico ha rappresentato un’occasione per incontrare le eccellenze degli artigiani di questo territorio e percepire direttamente la cura e la passione con cui realizzano le proprie eccellenze.

GAL (Gruppo di Azione Locale) CASTELLI ROMANI E MONTI PRENESTINI

Il territorio dei castelli romani e monti prenestini è ricco di arte, cultura ma anche cucina genuina, un territorio da visitare accompagnati dagli abitanti, gli artigiani e i vignaioli del luogo, felici di raccontare le loro tradizioni e far vivere il loro saper fare agli ospiti. Il tutto all’insegna della qualità, dell’innovazione e dell’eccellenza di un territorio che vuole stupire non solo per ciò che è stato nel passato ma anche per quello che riesce ad esprimere oggi. Per tutto questo è nato “Terre Ospitali”, una rete di imprese di accoglienza ed eccellenza enogastronomica del territorio dei Castelli Romani e Monti Prenestini. A I Migliori Vini hanno portato in degustazione prodotti unici come il giglietto di Palestrina, presidio slow food presentato ad uno dei laboratori organizzati durante la manifestazione insieme alle degustazioni create ad hoc in cui il vino prodotto in quei territori è stato proposto in abbinamento a piatti creati per l’occasione da chef di ristoranti situati nelle stesse zone. In occasione de I Migliori Vini Italiani è stato inoltre presentato TASTE, una rete di imprenditori agricoli, artigiani, ristoratori ed operatori di servizi che amano e rispettano i propri luoghi, uniti dalla volontà di far conoscere i sapori genuini ed i mestieri tradizionali della propria terra. Le aziende aderenti hanno condiviso e sottoscritto un codice etico le cui regole garantiscono qualità di servizio, autenticità dei prodotti ed unicità delle esperienze che è possibile vivere nel territorio.

L’ARTE, LA MUSICA E IL VINO

Anche quest’anno non è mancata la presenza della buona musica alla manifestazione, con la partecipazione del gruppo Quintessenza Brass, un quintetto di Ottoni composto dai professori che hanno collaborato con le più importanti istituzioni musicali italiane ed estere. Particolarmente degna di nota la loro esibizione durante la serata inaugurale in cui hanno suonato live il valzer della Musetta tratto dalla Boheme di Puccini che ha accompagnato la magnifica esibizione degli allievi della scuola di danza di Steve LaChance che in questa edizione particolarmente dedicata alle arti hanno dato il loro importante contributo. Il quintetto poi si è esibito in moltissimi momenti durante tutte le giornate della manifestazione, girando per gli stand e regalando al pubblico performance che hanno fatto da punteggiatura e da scenografia sonora alle degustazioni.

www.imigliorivinitaliani.it

Il Signore del Chianti Classico

20180212_111337Prove di vini d’autore all’insegna del canto del famoso Gallo, a Chianti Classico Collection 2018.

Febbraio come ogni anno è tempo di anteprime vinicole, un calendario fitto e serrato, quasi un tour de force delle papille per molti colleghi e addetti ai lavori. Come sempre, seleziono solo una o due anteprime a cui partecipare, non per piaggeria ma perchè non occupandomi esclusivamente di vini dovrei avere il dono dell’ubiquità.

Uno degli eventi di rilievo è stato senza dubbio Chianti Classico Collection 2018, che ha trasformato il 12 e 13 febbraio la stazione Leopolda di Firenze in una grandissima enoteca dedicata ai vini cari all’enoico Gallo.

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Quasi 200 aziende per oltre 650 etichette in degustazione, contenute in 9.000 bottiglie. 59 anteprime da botte dell’annata 2017 e ben 92 etichette di Chianti Classico Gran Selezione … solo alcuni dei numeri di questa edizione.

Gli espositori, raccolti per areale, offrivano al grande pubblico di giornalisti, esperti e addetti ai lavori, il meglio della loro produzione nelle varie versioni, DOCG o Toscana IGT, ed annate in commercio affiancandole alle “riserve” e “Gran selezioni”, fiore all’occhiello di ognuna di loro e per questo prodotte in quantità limitata. Qualche azienda ha anche anticipato con delle anteprime da botte, l’annata 2017 che, in molti casi, sebbene dimostri già carattere è ovviamente ancora in fase di strutturazione.

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Selezione nella selezione sono riuscito a prendere in esame, per vari terroir, alcune aziende, spinto da curiosità, indicazioni fornitemi in precedenza ed istinto. Devo dire che complessivamente sono stato appagato e ritengo che questi assaggi siano identificativi e significativi dell’ottimo lavoro che negli ultimi anni si sta facendo tra gli associati del Consorzio Vino Chianti Classico guidato da Sergio Zingaretti.

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Non entrerò in nozioni tecniche legate alle etichette degustate, potendo comunque anticipare che tutte sono andate di gran lunga vicino all’ottimo, con qualche vino che ha raccolto la mia eccellenza.

Come in tutti i fattori gustativi le impressioni sono spesso soggettive, ma confermano quello che ho affermato prima in termini di qualità, pulizia nel sapore oltre a belle e fresche tonalità di profumi al naso.

Indicherò quindi di seguito le aziende che ho avuto modo di testare con l’indicazione delle relative etichette ed annate, senza stilare una classifica ne dare un punteggio di merito, ricordando che tutti, sono sicuramente di gran livello e meritevoli di avere un grande futuro.

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  • BORGO LA STELLA – Radda in Chianti (SI): Chianti Classico Borgo La Stella 2016; Chianti Classico Riserva Borgo La Stella 2014; Anteprima Chianti Classico 2017.20180212_104141
  • BORGO SCOPETO – Castelnuovo Berardenga (SI) : Chianti Classico borgo Scopeto 2015; Chianti Classico riserva Misciano 2013.20180212_112209
  • CASALE DELLO SPARVIERO – Castellina in Chianti (SI): Chianti Classico Casale dello Sparviero 2016; Chianti Classico Riserva Casale dello Sparviero 2015; Anteprima Chianti Classico 2017.
  • CINCIANO – Poggibonsi (SI): Chianti classico Cinciano 2016; Chianti Classico Gran Selezione Cinciano 2014.20180212_110243
  • FATTORIA CASTELLO DI STARDA – Gaiole in Chianti (SI): Chianti Classico Malaspina 2016; Chianti Classico Riserva Malaspina 2015; IGT Toscana Rosso Malaspina 2015.20180212_104940
  • FATTORIA DI PETROIO – Castelnuovo Berardenga (SI): Chianti Classico Fattoria di Petroio 2015; Chianti Classico Riserva Fattoria di Petroio 2014.
  • IL POGGIOLINO – Tavarnelle Val di Pesa (FI): Chianti Classico Il Classico 2015; Chianti Classico Riserva La Riserva 2008.20180212_113154
  • IL PALAGIO DI PANZANO – Greve in Chianti (FI): Chianti Classico il Palagio di Panzano 2015; Chianti Classico Riserva Il Palagio di Panzano 2014.
  • ISOLE e OLENA – Barberino Val d’Elsa (FI): Chianti Classico Isole e Olena 2016; Chianti Classico Isole e Olena 2015.20180212_122146
  • TENUTA DI ARCENO – Castelnuovo Berardenga (SI): Chianti Classico Riserva Tenuta di Arceno 2014; Chianti Classico Riserva Strada al Sasso 2012; Chianti Classico tenuta di Arceno 2015; IGT Toscana Rosso Il Fauno di Arcanum 2013.20180212_114150
  • TORRACCIA DI PRESURA – Greve in Chianti (FI): Chianti Classico Il Tarocco 2015; Chianti Classico Riserva Il Tarocco 2014 e 2013.20180212_105436
  • VALLEPICCIOLA – Castelnuovo Berardenga (SI): Chianti Classico Vallepicciola 2015; Chianti Classico Riserva Vallepicciola 2015.
  • VILLA CALCINAIA – Greve in Chianti (FI): Chianti Classico Riserva Villa Calcinaia 2015; Chianti Classico Gran Selezione Vigna Contessa Luisa 2015.

Non potevano mancare, al termine, alcune degustazioni di alcune proposte di Vin Santo del Chianti Classico DOC che facevano bella mostra di se in un apposito desk gestito da sommelier professionisti.

Come sempre una bella esperienza per chi ama il buon bere, ricordando che molti, se non tutti, i vini degustati si prestano ad esser meglio abbinati ai piatti della cucina tradizionale Toscana, divenendo così ingredienti delle singole ricette…perchè un vino buono non si beve ma si degusta… e qui ci vorrebbero settimane per degustarne appieno tutti.

Il Gallo che troneggia nel simbolo del Consorzio è un degno signore di queste terre, vocate a colture enoiche, che prediligono come base il Sangiovese, che, anno dopo anno, crescono esponenzialmente di qualità toccando livelli altissimi.

Marco Marucelli

CHIANTI CLASSICO COLLECTION 2018

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Il 12 e 13 febbraio torna alla Stazione Leopolda di Firenze la “Collection” del Chianti Classico per presentare a stampa e addetti ai lavori le ultime annate del Gallo Nero.

Record del numero dei produttori partecipanti: ben 186 aziende, per un totale di 659 etichette,  59 anteprime da botte della vendemmia 2017 e 92 Chianti Classico Gran Selezione in degustazione.

Si aprirà fra pochi giorni, come di consueto, l’evento di presentazione delle nuove annate del Chianti Classico ai massimi esperti del settore, un’occasione unica per conoscere a fondo la denominazione, le sue etichette e le ultime novità da uno dei territori vinicoli più importanti del mondo.

I numeri sono sempre più importanti: 186 aziende per 659 etichette in degustazione. Un totale di oltre 9000 bottiglie che saranno aperte e servite da una squadra di 50 sommelier nella due giorni di manifestazione, alla presenza di oltre 250 giornalisti provenienti da 30 diversi paesi del mondo e più di 1800 operatori, italiani e stranieri. 59 le anteprime da botte dell’annata 2017 e ben 92 le etichette di Chianti Classico Gran Selezione.

“Arriviamo quest’anno a Firenze dopo una stagione difficile – dichiara Sergio Zingarelli, Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico – che però siamo riusciti a gestire con le migliori armi su cui oggi può contare il viticoltore moderno: la conoscenza profonda del proprio territorio e la capacità di saper aspettare il momento giusto. Così, se da un lato abbiamo dovuto registrare un significativo calo quantitativo nella produzione 2017, spero che la stampa e gli operatori che parteciperanno a questo nostro evento potranno darci conferma della qualità del neonato ’17, proprio dalle primissime anteprime da botte in assaggio in questi giorni.”

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“Come sempre la Collection mette in mostra e al vaglio della critica il nostro lavoro degli ultimi anni, non solo della vendemmia appena passata – continua Zingarelli. Avrete quindi modo di conoscere anche le nuove annate del Gallo Nero pronte (lo auspichiamo) a conquistare i mercati di tutto il mondo, come succede oramai da molto tempo. Si può ben dire che il nostro “anno del vino” inizi proprio con la Collection e ritengo doveroso cogliere l’occasione per continuare a sottolineare l’importanza del nostro territorio nei suoi molteplici aspetti, che vanno dalla bellezza paesaggistica alla vocazione enologica, al suo aspetto umano e sociale. L’edizione di quest’anno, la venticinquesima, parla di un grande rafforzamento della denominazione: oltre ai numeri economici, la partecipazione sia da parte dei soci che della stampa e degli operatori di settore segna un record storico.”

Per quel che riguarda il programma, come di consueto, il giorno 12 febbraio la Collection aprirà le porte alla stampa nazionale e internazionale e, al fine di agevolare i rappresentanti del ramo HoReCa, anche agli operatori di settore a partire dalle ore 10 fino alle 18, per dar loro la possibilità di incontrare i produttori e testare le diverse etichette in degustazione. Sarà invece dedicato esclusivamente alla stampa il giorno successivo.

Alla Leopolda sarà possibile assaggiare in degustazione anche gli oli di 23 aziende produttrici di DOP Chianti Classico. E’ prevista, inoltre, la partecipazione istituzionale della Fondazione per la Tutela del Territorio del Chianti Classico e della Lega del Chianti.

Partner della manifestazione sono anche quest’anno importanti nomi dell’enogastronomia e dell’industria a questa legata, come alcuni dei migliori prodotti DOP italiani che, sotto il cappello istituzionale di AICIG (l’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche), si presentano al pubblico della Collection attraverso incontri e degustazioni a cura di: Consorzio Tutela del Formaggio Parmigiano-Reggiano DOP, Consorzio del Prosciutto Toscano DOP, Consorzio di Tutela della Finocchiona IGP, Consorzio di Tutela Oliva da Mensa La Bella della Daunia DOP, Consorzio per la Tutela del Formaggio Mozzarella di Bufala Campana DOP, Consorzio di Tutela Pecorino Toscano DOP, Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP, Consorzio Tutela Grana Padano DOP. Tra i collaboratori storici della “Collection” anche RCR, Firenze Parcheggi, Fieramente, l’Acqua di Toscana® San Felice e Pulltex.

30 anni di vino al femminile

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Partono da Palazzo Vecchio a Firenze le celebrazioni per il 30° anniversario dell’Associazione. Presentata la Festa delle Donne del Vino in programma sabato 3 marzo con eventi diffusi in tutta Italia a tema “Donne vino e cinema”

La cornice di palazzo Vecchio nella storica Sala d’Arme conferisce un tono di eccellenza a questo incontro tra decine di Donne del vino di tutta Italia che, capitanate dalla loro infaticabile presidente Donatella Cinelli Colombini e sotto il materno sguardo della socia fondatrice Elisabetta Tognana, si sono riunite per dar inizio ai festeggiamenti ed alle iniziative legate al trentennale di vita di questa importante unione di risorse nel mondo del vino.

Ha introdotto l’evento Anna Paola Concia, del Comune di Firenze e padrini di questo incontro sono stati la scrittrice Sveva Casati Modigliani e il giornalista televisivo Massimo Giletti. Ma al tavolo si sono avvicendati anche l’On. Luca Sani, presidente della commissione agricoltura della Camera che recentemente aveva accolto una delegazione delle associate a Montecitorio.

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Tanti i momenti di incontro e programmazione che vedranno complici queste infaticabili paladine del buono e del sano, che negli anni da uno sparuto numero sono divenute quasi 800, radicate in tutti i territori regionali italiani e che con la loro sapienza, attenzione e professionalità, contribuiscono a far grande l’enologia italiana nel mondo.

Non a caso Firenze: la città dove Le Donne del Vino sono nate alla fine dell’inverno di 30 anni fa, il 19 marzo 1988. Nata nel 1988 su iniziativa di Elisabetta Tognana, l’associazione Donne del Vino ha sempre perseguito lo scopo di promuovere la cultura del vino e il ruolo delle donne nella società e nel comparto enologico. Oggi conta 770 associate: produttrici, enotecarie, ristoratrici, sommelier, giornaliste e esperte. È presente in tutte le regioni italiane e ha anche socie all’estero.

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La Festa delle Donne del Vino avrà il suo clou sabato 3 marzo con eventi diffusi in tutta Italia. Degustazioni al cinema, video racconti, inviti in azienda. Una festa in versione film che accende i riflettori sui personaggi femminili che creano, vendono, promuovono le grandi bottiglie italiane.

Sono in programma degustazioni di bottiglie d’autore nelle sale cinematografiche mettendo “più sapore nel piacere del film” e regalando un momento unico agli spettatori del cinema.

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Come ogni festa che si rispetti non poteva mancare un ricco buffet di prodotti tipici toscani e una particolare quanto gustosa torta realizzata anche questa da una donna, Stefania Storai.

Parafrasando un concetto che mio nonna era solita dirmi, posso affermare che accanto ad ogni uomo di valore così come dentro ad un ottimo vino c’è sempre una grande donna!

Marco Marucelli

Associazione Nazionale Le Donne del Vino

www.ledonnedelvino.com

info@ledonnedelvino.com

Motori e Giappone…Vini e Passione!

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Bulichella, l’intrigante avventura che ha portato un lungimirante imprenditore dal Sol Levante sulle italiche coste di Ponente…seguendo la scia di nobili vini e grandi passioni.

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Quando avviciniamo un calice con uno dei vini dell’Azienza Agricola Bulichella di Suvereto, percepiamo subito, attraverso i profumi ed il gusto, che in quel bicchiere non è stato versato il semplice nettare di Bacco, ma un mix di passione, professionalità e gusto.

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Li avevo assaggiati in diverse occasioni e mi erano sempre piaciuti, ma la voglia di scoprire che cosa ci fosse dietro e dentro a queste bottiglie dai nomi sinceri, non altisonanti, ma piacevoli, è avvenuta pochi giorni fa.

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L’azienda si estende per circa 40 ettari di cui circa un terzo vitati, in una areale piuttosto interessante c’è un ricco uliveto ed una bella fetta è destinata a boschivo. Anche se il core business dell’azienda è il vino, non dobbiamo neppure dimenticare che una buona parte la fa la produzione di ottimo olio extravergine d’oliva e l’accoglienza agrituristica in camere e appartamenti ubicati nel corpo centrale o in casali ubicati nella proprietà.

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In questa giornata il clima non è stupendo, ma ad accogliermi, insieme ad un gruppo di colleghe, troviamo la solarità e la competenza della referente della cantina e nostra mentore, Rachele, che contribuisce a rendere caldo e piacevole questo nostro arrivo a Bulichella.

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Dopo una visita guidata ai vigneti, che racchiudono vitigni classici ma anche internazionali, di più o meno longeva data di impianto, il percorso prevede un giro nella cantina di fermentazione e di affinamento. Qui grandi serbatoi inox termo-condizionati, la dicono lunga sulla tecnica di fermentazione di questi vini, basta aprire una porta e la barricaia, presenta tante barriques di rovere francese di primo passaggio che affinano i vini, con la delicatezza e la morbidezza delle loro essenze. Una stupenda auto Jaguar del 1945 ci accoglie sulla porta di accesso della cantina della riserva del proprietario, dove sono racchiuse le bottiglie rappresentanti le varie annate, i tantissimi premi enologici che molte hanno conquistato ed i ricordi di vita dell’appassionato figlio del sol levante, Hideyuki Miyakawa, giunto dal Giappone in Italia nel 1960 in occasione delle Olimpiadi, con un viaggio avventuroso a bordo della sua moto.

coldipietrerosseMa non solo la moto è la sua passione, anche le auto ed è proprio durante un successivo salone dell’auto a Torino che incontra quella che diverrà sua moglie. Grazie a questo incontro poco dopo si trasferisce nella città della Mole, dove, per restare nel mondo dei motori insieme a Giugiaro e Mantovani fonderanno la Ital Design. Seguirà nei primi anni ’90 il trasferimento in Toscana e l’acquisto dell’azienda. A questo punto, inizio ad avere le risposte che cercavo, circa il sentimento e la passione che percepivo nel gustare questi vini e la riprova mi viene data durante la degustazione guidata, in abbinamento a salumi e formaggi della zona, di altrettanto appassionati macellai e casari, che iniziano col Tuscanio bianco, 100% Vermentino. Si passa poi ad un eccezionale rosato il cui nome non poteva che essere dedicato ad Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, con uvaggio 100% Syrah.

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Si aprono le danze con i rossi, la sorpresa viene fin dal primo sorso, il Tuscanio Rosso, 100% Sangiovese che seppur sia il vino base, ha le caratteristiche di un grande vino con una straordinaria bevibilità. Per chi ama il Syrah in purezza, Hide, vino che porta il diminutivo del proprietario, è certamente il punto di arrivo, il carattere, i profumi e i sapori non sono per niente scontati, ma mostrano appieno le sue caratteristiche. Altro vino di interesse è il cru Coldipietrerosse, 70% Cabernet Sauvignon e 30% Cabernet Franc , che rappresenta il perfetto connubio dei due cabernet, allevati sulla collina baciata dal sole e dalla brezza di quel mare che punta dritto a Piombino ed all’Isola d’Elba.

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Durante le degustazioni è stato possibile anche apprezzare, sul classico pane toscano, le verdi, fruttate note dell’olio extravergine d’oliva Bulichella, classico blend di olive prettamente toscane. Ecco quindi appagata la curiosità di cosa possa collegare il Giappone, i motori e la passione a questo territorio della Val di Cornia, vocato a vini di successo….un filo intrecciato dal bianco, rosso e rosato dei vini ed intramezzato dall’oro verde dell’olio EVO che portano alto il nome di questa azienda e ben rappresentano queste colline benedette dal vento che accarezza l’arcipelago toscano.

Marco Marucelli

Info:    www.bulichella.it

Una cantina tra i boschi

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Da Monte delle Vigne di Ozzano Taro (PR), parte la rivoluzione della viticoltura emiliana, nel segno del biologico e dell’impatto zero

Solo in un grande terroir, i vigneti possono raccontare storie irripetibili. Ed è sulle colline di Parma, a Ozzano Taro (PR), che Andrea Ferrari e Paolo Pizzarotti hanno deciso di vivere la loro avventura di produttori e di uomini, sintetizzata nel nome di Monte delle Vigne.

Ovviamente, non è stata una scelta dettata dal caso, sebbene in essa ci sia una buona parte di passione, di incoscienza e di quell’innamoramento che pervade le grandi imprese. I terreni profondi, marnosi, ricchi di calcare e argilla che scendono fino alla riva destra del fiume Taro consentono alle viti di trasmettere ai grappoli quell’intensità che si assapora in bottiglie come Nabucco, rivoluzionario rosso di grande struttura, fine ed elegante, che fonde i sentori della frutta rossa della Barbera con i tannini fitti del Merlot e che ha esordito nel 1992, divenendo il simbolo di una nuova corrente che apre le porte a un nuovo concetto enologico legato ai vitigni autoctoni esaltati dal terroir e da una grande cura in vigneto, tesa a ridurre le rese per ottenere maggiore qualità sul grappolo.

La qualità e il rispetto per l’ambiente si sono rivelate col tempo il cuore della filosofia di una cantina costantemente in viaggio verso la sostenibilità, intesa come la valorizzazione della tipicità, del vino, dei luoghi e della bellezza del territorio. L’obiettivo di produrre grandi vini partendo prevalentemente da vitigni autoctoni si è quindi allargato, trasformandosi in una missione che mira a un’agricoltura di precisione e a una grande cura di vigneto, tesa a ridurre le rese per ottenere maggiore qualità sul grappolo.

Allevando con cura, rigore e massimo rispetto per l’ecosistema, le varietà di malvasia, sauvignon, barbera, croatina, lambrusco, chardonnay, merlot e cabernet franc, si giunge a una vendemmia dove a trionfare sono uve pregiate, schiette e concentrate in ogni sfumatura organolettica. In un processo che concepisce l’agricoltura come la tutela di un patrimonio che è parte della cultura e dell’identità dell’azienda stessa ma anche come la possibilità di ottenere prodotti di alta qualità con materiali naturali, Monte delle Vigne produce “Nabucco”, “Callas”, “Sogni”, “Argille”, “Poem”, “I Calanchi” e “I Salici”, tutte bottiglie che sono caratterizzate da una forte personalità e da una grande unicità, figlie di un imprescindibile legame con un terroir peculiare e ineguagliabile.

I Tre Bicchieri di Gambero Rosso, ottenuti per due anni consecutivi, diventano quindi il riconoscimento fondamentale e prestigioso non solo di una riuscita esperienza produttiva ma anche e soprattutto di una visione a lungo termine che si manifesta nell’adozione del fotovoltaico con pannelli 40 Kw, nella continua riduzione dell’impronta carbonica e dello spreco dell’acqua, nell’utilizzo di agricoltura di precisione e nella conversione al regime biologico. All’interno di un contesto impareggiabile tra il Parco Regionale Boschi di Carrega e il Parco Fluviale del Taro, che non può che essere fonte d’ispirazione per una cantina che vuole riscrivere le regole, riportandole a quelle – indiscutibili – della natura e dei suoi ritmi.

Monte delle Vigne

Via Monticello, 22

Frazione Ozzano Taro 43044 Collecchio (PR)

info@montedellevigne.it

www.montedellevigne.it 

Le (En)oche della valle umbra di Marco Marucelli

I grandi e particolari vini umbri della Az. Agr. Di Filippo incontrano i cibi creati per l’occasione dallo chef del ristorante del Grand Hotel Villa Cora di Firenze…ed è subito armonia!

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I colli fiorentini, la cui icona è rappresentata dal Piazzale Michelangelo, non potevano che farre da cornice ad un incontro tra grandi vini umbri, ottima cucina gourmet ed un gruppo di narratori del vino e del cibo, che si sono ritrovati insieme, lo scorso venerdì 27 ottobre al ristorante del Grand Hotel Villa Cora a Firenze.

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La sala dedicata all’incontro ha favorito il convivio e il “patron” di casa Di Filippo, Roberto, figlio del capostipite Italo, che con passione e competenza racconta la storia dell’azienda di famiglia, le scelte filosofiche nell’allevamento e nella gestione del vigneto e durante l’assaggio dei vini proposti, ne enfatizza le caratteristiche.

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L’azienda si trova a Cannara, località umbra, famosa anche per una squisita cipolla, ad una manciata di metri da Montefalco, comune giunto alla fama enoica mondiale per il suo Sagrantino. In queste terre, emerse nella verde pianura, si trova l’azienda vinicola con i suoi 30 ettari vitati, adagiati su colline esposte al sole, a metà strada fra Torgiano e Montefalco. Dalla cantina si può ammirare anche in tutto il suo splendore la cittadina di Assisi, che sembra, con il suo Santo, proteggere i vigneti. I vitigni allevati sono: Sagrantino; Sangiovese; Cabernet Sauvignon e Merlot ; Barbera; Grechetto; Trebbiano Spoletino; Cornetta (ovvero Vernaccia Nera).

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La filosofia aziendale ha prodotto grandi frutti, sia in termini qualitativi che di rispetto per l’ambiente. Una viticoltura ad impatto zero, dove spariscono i mezzi meccanici per far posto e ritorno ai cavalli. Ma la grande e forse anche curiosa peculiarità è l’utilizzo di centinaia di oche come addette alla pulizia dei vigneti grazie a quello che mangiano tra i filari ed all’apporto fertile che rilasciano durante queste operazioni.

I vini degustati durante l’incontro ed abbinati ai gustosi piatti preparati dallo chef del ristorante di Villa Cora sono stati: Il Trebbiano spoletino Umbria IGT Farandola che è stato offerto come aperitivo; il Grechetto Umbria IGT in abbinamento all’uovo croccante, variazione di broccolo, profumo di tartufo; Il Sassi d’Arenaria Grechetto Colli Martani DOC abbinato a spaghetto Verrigni cacio e pepe con tartare di gambero; il Grechetto senza solfini aggiunti Umbria IGT abbinato al risotto al piccione e burro acidato; Il Montefalco Sagrantino DOCG abbinato allo stinco di vitello con cime di rapa e jus di vitello. Per rendere dolce il saluto finale la cucina ha proposto un cremoso al cioccolato con salsa di frutti rossi.

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Momenti di grande interesse, hanno lasciato un buon ricordo dell’evento con la promessa di andare a visitare l’azienda rendendo così ancora più emozionante così la conoscenza di questa grande famiglia del vino umbro.

Info: www.vinidifilippo.com

Si preannuncia un’ottima annata per il Primitivo di Manduria, carica di grado, corposità e struttura

vigneto

Temperatura alte, lussureggiamento vegetativo, ottima formazione del grappolo con un anticipo di invaiatura. La vendemmia, stante l’attuale andamento climatico, si prevede anticipata di una settimana rispetto all’anno scorso.

Si preannuncia un’ottima annata per il Primitivo di Manduria, tutta da degustare, carica di grado zuccherino; un 2017 da scrivere negli annuari agronomici oltre che enologici.

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La vendemmia, stante l’attuale andamento climatico caratterizzato da giornate di sole e alte temperature, si prevede anticipata di una settimana rispetto all’anno scorso.

Sono queste le primissime anticipazioni fornite dal Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, l’ente che vigila e promuove la grande doc pugliese più esportata all’estero e simbolo del made in Italy.

grappolo

“Siamo fiduciosi e contenti per lo stato attuale dei nostri vigneti che ovunque si presentano con abbondanti esuberi fogliari. Le temperature in aumento hanno generato un lussureggiamento vegetativo che porterà un’alta gradazione. – dichiara soddisfatto Roberto Erario, presidente del Consorzio – Abbiamo avuto un inverno poco piovoso e molto freddo caratterizzato da eventi nevosi. Le temperature basse e la presenza di neve sul suolo e sulle piante hanno avuto un effetto sterilizzante sull’ambiente viticolo e hanno devitalizzato le fonti di inoculo che generano malattie. Nel complesso non ci sono state condizioni climatiche che hanno provocato infezioni e quelle lievi sono state controllate facilmente.

acino

Anche se il germogliamento ad aprile ha subito ritardo, successivamente il primitivo ha recuperato alla grande perché le temperature hanno iniziato ad aumentare. A maggio si sono infatti registrati 20 gradi e, anche se si sono verificati eventi piovosi nella fase di prefioritura, la probabilità di infezioni primarie non si sono realizzate perché l’elevata ventosità in seguito alla pioggia, ha asciugato la biomassa fogliare.

A giugno il vigneto è stato caratterizzato dall’allegagione (passaggio da fiore a frutto), abbiamo avuto una importante formazione del grappolo e un ingrossamento degli acini. Le temperature medie hanno superato i 25 gradi anche con forte ventosità. Ricordo che l’areale di produzione del Primitivo di Manduria riguarda anche i comuni vicino al mare e le brezze marine hanno dato un contributo utilissimo nella formazione dei composti aromatici.

La vite tra maggio e giugno ha iniziato a correre, abbiamo avuto anche crescite giornaliere di 3 cm e quest’anno si sta notando una vegetazione più rigogliosa rispetto all’anno precedente. Questo è indice di qualità perché più foglie ci sono, maggiore è la capacità fotosintetica della pianta e quindi più numerosi saranno i fotosintetati e gli elaborati che andranno a costruire il grappolo, elaborati che verranno poi trasformati in zuccheri.

Attualmente stiamo assistendo ad un aumento esponenziale delle temperature con soglie di 33 – 35 gradi che ha permesso uno sviluppo rigoglioso della pianta. Ora ci troviamo nella fase di invaiatura, cioè l’inizio della maturazione dei frutti, contraddistinto da un cambiamento di colore, ovvero l’acino dal verde diventa rosso rubino.

Insomma, questa annata sarà contraddistinta da un elevato grado zuccherino che darà un prodotto corposo, di struttura e dal profilo aromatico e polifenolico eccezionale, tipica espressione del Primitivo nell’area doc”.

MONTALBERA PORTA IL RUCHÈ A COLLISIONI PROGETTO VINO 2017

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Dal 14 al 17 luglio 2017 torna a Barolo il “Progetto Vino”, ideato dal giornalista e direttore scientifico di Vinitaly Ian D’Agata nell’ambito del Festival Agrirock “Collisioni”, considerato dai media nazionali e internazionali l’evento più innovativo negli ultimi dieci anni in Italia. Anche quest’anno il “Progetto Vino” comprende degustazioni e incontri dedicati alle etichette e alle denominazioni e brevi seminari rivolti a critici e importatori provenienti da tutto il mondo. Un progetto ambizioso che lo scorso anno ha ospitato oltre 70 esperti da 11 Paesi del mondo per un totale di oltre 60 eventi tra degustazioni, incontri con i produttori e visite in azienda.

Montalbera partecipa con il Consorzio di promozione I Vini del Piemonte al seminario di degustazione organizzato con Ian D’Agata e il team di Collisioni, una vetrina importante per far conoscere i suoi Ruchè – La Tradizione, Laccento e Limpronta – a critici del settore e giornalisti di tutto il mondo.

L’azienda è inoltre presente durante la manifestazione Collisioni Agrirock dal 14 al 18 Luglio all’interno degli eventi organizzati dalla CIA – Confederazione Italiana Agricoltori con l’associazione Piedmont Good Wines. Le etichette Montalbera potranno essere acquistate anche presso l’AgriLab del Castello di Barolo.

 

Grazie al Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato i vini Montalbera partecipano a ulteriori degustazioni, tavole rotonde e seminari con importanti giornalisti internazionali delle riviste più prestigiose del settore.

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Franco Morando, proprietario delle Cantine Montalbera e produttore di vino, crede e investe nella viticoltura piemontese e ha portato Montalbera in questi dieci anni ad essere riconosciuta tra le grandi realtà vitivinicole italiane. Dichiara Morando: “Montalbera guarda con determinazione ed entusiasmo al futuro, attratta sempre da nuove passioni, stili e interpretazioni del terroir. Continuiamo incessantemente, nello studio della viticoltura e dell’enologia per la valorizzazione di questo raro e prezioso autoctono, il principe del Monferrato, il Ruchè”.

Ruchè La Tradizione 2015.

Il Ruchè di Castagnole Monferrato, autoctono raro del Piemonte, viene prodotto in una ristretta area del Monferrato Astigiano, in soli sette comuni con al centro Castagnole Monferrato che si distingue tra tutti per le sue colline vocate ai raggi solari. Terreni calcarei, asciutti, che rendono il territorio ottimale per la coltivazione di questo prezioso autoctono.

Non si hanno notizie certe sull’origine di questo nome (Ruchè), le ipotesi maggiormente accreditate vogliono che sia arrivato in Piemonte in periodo medioevale, importato dalla Francia da Monaci che lo impiantarono nelle terre attorno ad un monastero oggi scomparso, un luogo sacro, dedicato a San Rocco.

Alcuni ritengono che il nome derivi da “roncet”, una degenerazione infettiva che in tempi passati attaccò i vitigni della zona e di fronte alla quale il Ruchè si dimostrò particolarmente resistente. Altri riconducono la derivazione al termine Piemontese “roche”, zone arroccate e difficili da lavorare. Da recenti studi condotti dall’azienda MONTALBERA ed attenta analisi del vitigno (ricerca in merito al DNA condotta da MONTALBERA in collaborazione con il Centro scientifico BIOESIS) e delle Sue caratteristiche organolettiche, sembra possibile che derivi da antichi vitigni dell’Alta Savoia. Da tempo immemorabile solo presente dell’area di Asti è a tutti gli effetti un vitigno astigiano per secolare acquisizione. Con l’annata 2010 viene concessa la DOCG, ulteriore riconoscimento alla grande qualità di questo raro autoctono.

Ruchè DOCG Laccento 2015

Con un giusto e severo diradamento delle uve nei primi mesi estivi, effettuando un’attenta cernita di uve in sovra-maturazione, con un “piccolo” blend di uve appassite direttamente in vigna, MONTALBERA mette “LACCENTO qualitativo” sulla É di Ruchè.

Colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, profumo intrigante con sentori floreali, note di petali di rosa e frutti di bosco. Gusto delicato e intenso al tempo stesso, piacevolmente aromatico, morbido ed elegante.

Ruchè DOCG Limpronta 2013 – Selezione di Famiglia

Dopo aver tracciato la “patente genetica” del Ruchè, dovevamo dare un valore aggiunto a questo autoctono con una produzione unica che donasse al privilegiato amante del Ruchè misteriose ed uniche armonie, sempre tipiche, ma esaltate dall’infinita cura enologica e produttiva. Purezza produttiva assoluta e certificata. Di color rosso rubino intenso con sentori tipici e caratteristici che spaziano dalla rosa canina alle più rare spezie orientali. Virtuoso e suadente con sensazioni fruibili negli anni. LIMPRONTA è un sigillo qualitativo al “legger cantor di legno”. La dottrina enologica ha sempre sconsigliato l’affinamento in legno di vitigni semi-aromatici ancor di più se rossi. Ed ecco comparir per noi una nuova sfida. La scelta di un affinamento esclusivamente in tonneaux a grana fine e tostatura lieve ha fatto la differenza. Il vitigno Ruchè prima dei nostri studi in legno non era mai stato approcciato a questa particolare tipologia di affinamento. Studio, passione, natura e consapevolezza delle nostre qualità e capacità han fatto il resto. Il bicchiere parlerà diceva il saggio.

 

www.montalbera.it